Anticipate, assurde e molto pericolose minacce
Donald Trump non ha aspettato di giungere alla Casa Bianca per proferire annunci con superbia d’imperatore
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Donald Trump non ha aspettato di giungere alla Casa Bianca per proferire annunci con superbia d’imperatore
Le voci della solidarietà venute da tutto il mondo sono giunte accompagnate dalle condanne del piano statunitense e dall’esigenza che s’elimini il blocco.
Non poche volte, dal 11 settembre del 2001, si sono ascoltate voci o sono stati scritti articoli negli stessi Stati Uniti che, come minimo, mettono in dubbio gli argomenti ufficiali se quello che è accaduto allora è stato un attacco perpetrato da terroristi musulmani comandati da Osama bin Laden.
Almeno cento persone si sono intossicate negli Stati Uniti dopo l’errato suggerimento di Donald Trump di ingerire o iniettarsi disinfettanti o cloro per eliminare la SARS-COV-2
Senza risolvere nessuno dei suoi urgente e vitali problema interni, il mandatario preferisce dedicare tempo, risorse e gestioni alle minacce e ai blocchi…
Oggi nel 2019 i media di comunicazione sono più poderosi . Le risorse per pagare mercenari al servizio della menzogna contro Cuba sono enormi. Ma il proposito degli Stati Uniti è lo stesso del 1959: distruggere la Rivoluzione.
Ci sono ragioni più che sufficienti perchè la comunità internazionale stia alla massima allerta in queste ultime settimane che restano al presidente Donald Trump, al fronte del Governo degli Stati Uniti.
Quando l’11 settembre del 1973 il generale Augusto Pinochet e i militari fascisti che lui comandava attaccarono il Palazzo de La Moneda in Cile, l’umanità fu testimone di una azione di genocidio nello stile dei migliori tempi del nazismo.
Il membro del Burò Politico e cancelliere cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, nel suo account in Twitter ha scritto la scorsa settimana che «Sono dovuti passare 20 anni con migliaia di morti e bilioni di dollari spesi, per confermare che gli USA non hanno il diritto di decidere il destino dell’Afganistan nè di nessun paese sovrano».
Il mandatario brasiliano, Jair Bolsonaro, che dopo aver ricevuto una pugnalata nella tappa finale della sua campagna elettorale non era più uscito dal paese nemmeno nei primi giorni da presidente, è volato al Forum Economico Mondiale di Davos,in Svizzera, per parlare, più che della situazione politica e sociale del suo paese, del Venezuela e attaccare questa nazione in una scena di odio nella quale ha incluso anche Cuba.