Negli ultimi giorni le reti sociali –questo spazio di guerra non convenzionale che l’imperialismo utilizza come campo di battaglia– hanno visto piovere pubblicazioni con immagini contrastanti : le armi più moderne e altamente tecniche delle forze nordamericane di fronte all’apparente modestia dei nostri mezzi di difesa.
I mercenari della tastiera, gli algoritmi pagati da Miami, pretendono di vendere un’idea di sproporzione senza scampo, di sconfitta annunciata. Quello che loro non comprendono perchè non hanno Patria ma gli avanza il servilismo, è un principio marcato a fuoco nel DNA della nostra nazione: il popolo cubano ha sempre lottato e ha vinto in svantaggio materiale. Questa non è la nostra debolezza; è l’origine della nostra forza morale invincibile.
Da quando il primo colonizzatore spagnolo pensò che le sue balestre e i suoi archibugi gli davano il diritto di sottomettere gli uomini della terra, sino ad oggi, quando l’impero si vanta dei suoi droni invisibili e della sua guerra cibernetica, la storia di Cuba è la cronaca epica di
come lo spirito di un popolo disarma l’arroganza tecnologica, dai tempi di Hatuey e Guamá ai nostri giorni.
I mambí di Antonio Maceo avevano forse i fucili a ripetizione dell’esercito spagnolo? No.
Avevano qualcosa infinitamente più poderoso: la ragione della loro causa e il fuoco della libertà negli occhi. Con i machetes per tagliare le canne da zucchero non solo lottarono nelle battaglie: forgiarono una Repubblica.
Forse i ribelli dello yacht Granma avevano la copertura aerea e l’artiglieria che Batista riceveva da Washington? No. Avevano la montagna come alleata e la convinzione di un intero popolo come retroguardia. Nella Sierra Maestra non si misurarono megabytes di larghezza di banda; si misurò la fibra morale di coloro che erano disposti a morire per un’idea giusta.
Fatti storici come il Riscatto di Sanguily o l’Offensiva Batistiana FF contro la Sierra Maestra confermano questa verità eterna: il nemico può contare con superiorità logistica e di fuoco,
ma non potrà mai uguagliare la superiorità del dovere compiuto e l’onore rivoluzionario.
Questa disuguaglianza nel campo tattico è quella che una e un’altra volta abbiamo trasfomato nel nostro vantaggio strategico.
Il criminale blocco oggi indurito per un perverso genocidio, è l’ultima espressione di questa logica malata dell’impero: credere che il dominio tecnologico ed economico è sinonimo di superiorità storica. Pensano che negandoci un chip, un software, una pezzo di ricambio, ci sconfiggono
Che errore madornale! Questa stessa espressione asfissiante è quella che ci obbligò a sviluppare non droni per assassinare a distanza, ma vaccinazioni per salvare vite.
È quella che ci ha imposto di creare un sistema di difesa popolare basato, non in un’arma miracolosa, ma nell’unità monolitica di tutto un popolo divenuto un soldato della Patria.
Il nostro scudo più efficace non è fatto di silicio, ma di coscienza.
Le reti sociali si possono inondare di video di artefatti bellici ultramoderni. Che lo facciano! Nella realtà concreta di qust’Isola continueremo a coltivare intelligenze, rinforzando l’unità e creando in ogni isolato e in ogni centro di lavoro la trincea ideologica che è stata e sarà sempre il nostro baluardo inespugnabile.
Come ci ha insegnato il Comandante in Capo, nella guerra moderna la miglior tecnologia è quella del cervello umano e la miglior strategia è quella di un intero popolo deciso a vincere. E se fosse necessario risponderemo come Agramonte, quando nel momento più difficile della guerra qualcun osò chiedergli con cosa contava di proseguire la guerra e lui, senza esitare, disse: Con la dignità!
Loro hanno missili guidati da satelliti, noi abbiamo la bussola infallibile della morale alzata in difesa della nostra causa.
Loro hanno armi di distruzione di massa, noi abbiamo la massa unita, organizzata e cosciente che è l’arma definitiva di qualsiasi vera rivoluzione.
La tecnologia cambia; i principi, no. E il nostro principio fondamentale, provato in cento battaglie disuguali, è che un popolo unito che difende la sua sovranità e la sua giustizia sociale è imbattibile. (GM/ Granma Int.)





