
La 56ª edizione del Forum di Davos, che si realizza ogni anno in questa località delle Alpi svizzere, nel 2026 ha avuto una caratteristica essenziale con l’occupazione della maggior parte del tempo della sceneggiata del presidente statunitense, Donald Trump.
Nello «show», il magnate repubblicano ha imposto la sua retorica e le sue minacce ed ha marcato- a suo piacimento- l’ambiente mediatico del conclave, e al di fuori di questo.
Trump è arrivato a Davos euforico per la sua più recente azione contro il Venezuela, e con la sicurezza che avanza il suo piano di conquista della Groenlandia.
Un altro «atto» dello spettacolo lo ha costituito la sua convinzione d’aver ottenuto
«il suo staff per Gaza», una specie di minestra nella quale sono compresi lui stesso, il sionista Netanyahu, che commette genocidio contro la popolazione palestinese, l’ex premier britannico, Tony Blair, uno degli organizzatori e partecipanti dell’aggressione contro l’Iraq nella quale morirono o furono mutilati circa un milione di persone e quando l’aviazione statunitense usò bombe con uranio impoverito, materiale letale proibito dalle convenzioni internazionali.
Rispetto al tema della Groenlandia, Trump sembra sicuro che l’Europa si piegherà ancora una volta alle sue decisioni, soprattutto quando la sua arma preferita - imporre tasse a chi o a quelli che lo contraddicono - appare come una spada di Damocle sul Vecchio Continente.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha avvisato sulla distanza dal multilateralismo: «È un cambio verso un mondo senza regole, dove il Diritto Internazionale viene schiacciato e dove l’unica legge che sembra importante è quella del più forte».
Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha parlato a sua volta di un cambio irreversibile.
Il mondo si trova «nel mezzo di una rottura, non di una transizione».
Ha poi avvertito che «in un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi intermedi hanno una scelta: competere tra di loro per il favore o unirsi per creare una terza via, con impatto».
«Noi difendiamo che le potenze intermedie devono agire insieme, perchè se non stiamo seduti al tavolo, stiamo nel menu», ha precisato il Premier del Canada.
Il governatore della California, Gavin Newsom, presente a Davos, ha chiamato i leaders europei «a smettere d’essere complici e ad avere una colonna vertebrale propria, per far fronte alle domande di Trump sulla Groenlandia», ha riferito il sito RT.
Ed ha aggiunto :«Non posso sopportare questa complicità. La gente che volta la schiena. Doveva portare un mucchio di ginocchiere per tutti i leaders mondiali. Spero che la gente intenda quanto appaiono patetici nella scena mondiale».
Si è concluso il Forum di Davos – quello di Trump è terminato con un giorno d’anticipo – e non si è sentita neanche una parola, non è stato adottato nessun accordo per il bene della grande maggioranza degli abitanti di questo mondo incerto, dove il magnate presidente statunitense avanza nel suo piano d’imporre una tirannia egemonica governata da lui.
I poveri di questo mondo sono al di fuori dall’agenda nel Forum Economico, al quale partecipano quelli che hanno le risposte che non danno e le soluzioni che non appaiono. (GM/ Granma Int.)





