
«La transizione in Cuba non solo è inevitabile, ma probab ilmenteimminente. (…) Credo che si possa essere molto creativi. Molto creativi».
Le recenti dichiarazioni del «preclaro» Mauricio Claver-Carone, politico prominente dell’amministrazione Trump, e ora inviato speciale del mandatario per l’America Latina, sono un indizio inequivocabile della sostenuta ostilità di Washington verso Cuba.
Le su affermazioni in un’intervista a Político, non solo confermano l’intenzione degli USA di continuare a interferire nei temi interni
dell’Isola, ma che, anche, rivelano una pericolosa scalata marcata come sempre dall’arroganza e il disprezzo
il curriculum di Mauricio Claver-Carone segnala sua ampia esperienzaprofessionale sia in funzioni di governo che nell’area del lobby,un prontuario macchiavellico del quale siamo stati vittime i latino americani.
Nemico dichiarato della Rivoluzione Cubana, artefice dell’inclusione dell’Isola nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo,
durante il governo prcedente di Donald Trump, ebbe un ruolo di spicco nella politica di «massima pressione» contro L’Avana e Caracas.
J. Williams, direttore esecutivo di Engage Cuba disse di luí : «È un lancia fiamme che fa sì che tutto sia personale e politico» e per questo
dovrebbe sottintendere che non si mena il can per l’aia inventandosi manovre coercitive «irresistibili», di modo che, assicura, «il Governo cubano dovrà iniziare una transizione alla democrazia».
È chiaro che non possiamo aspettarci niente di buono dal gruppo di politici statunitensi d’origine cubana, di nuovo cosi vicini al potere nella Casa Bianca; in definitiva, un affare è un affare e loro hanno saputo ingrassare le loro tasche grazie al «bisnes» della guerra sporca contro Cuba.
Senza dubbio ogni suo progetto parte da una promessa sbagliata: «La debolezza del Governo cubano»; da una credenza che prendono per certezza: «ci tengono dove vogliono»; e di non riconoscere –almeno pubblicamente– la dimostrata capacità di resistenza del popolo, della sua storia e dei suoi valori.
Persistono nella loro guerra di pressione perchè sanno che sostenerla porta dietro denaro, denaro del loro governo, e quanto più grande è il mucchio, ovviamente lo saranno le mazzette che deviano e nascondono sotto i loro materassi.
Intanto sono sì coscienti che colpo a colpo provocano crescenti difficoltà alla qualità di vita del popolo cubano, alla sua economia, perchè qualche risultato lo devono dimostrare per far sì che resti aperto il rubinetto delle finanze.
Se no, si guardi la commedia frenetica che hanno armato perchè all’improvviso la nuova amministrazione ha scoperto che la Usaid è «un nido di corrotti» e hanno sospeso i mucchi milionari assegnati.
Che Claver-Carone«parli forte» non è un sorpresa; lui deve almeno farsi sentire per far sì che , come a Marco Rubio, diano loro una seconda opportunità, perché quando promisero lo stesso nel mandato precedente di Trump, quello che fecero fu scatenare un’ondata migratoria che terminò diventando un problema per gli Stati Uniti.
Dovebbero comprendere che questo va contro la politica dell’attuale governo, che è infrascato in deportare in massa i migranti, e che è certo che la formula di più sanzioni ha dato loro solo un risultato: più emigrazione e potrebbero prima chiedere lì, nella Sala Ovale, se è questo quello che vogliono. (GM/Granma Int.)





