
Venerdì 12, con aerei da guerra e navi degli Stati Uniti, sono stati sferrati 73 cruenti attacchi contro città dello Yemen, includendo la capitale Sanà, Al Hudayda, Taiz e Dhamar.
Il pretesto usato dalle potenze attaccanti è «castigare» le posizioni del movimento degli hutíes, un’azione che ravviva la polvere già incendiata nel Medio Oriente, dove Israele, con tutto l’appoggio del Pentagono massacra la popolazione palestinese di Gaza e di altre città, nella quale sono morti già più di 30 000 civili, tra i quali 5 000 bambini.
Gli hutíes dello Yemen hanno deciso di non permettere l’arrivo delle navi con destinazione Israele, sino a che non si garantirà il cessate il fuoco e la consegna di aiuti umanitari a Gaza.
Questa solidarietà attiva dello Yemen non è permessa da coloro che, da Washington o dall’Europa, sostengono il Governo sionista d’Israele, la cui missione dichiarata è incamminata a ridurre in cenere le città e la popolazione palestinese.
Stavolta Joe Biden, presidente degli Stati Uniti , non ha nemmeno consultato il Congresso del suo paese, oltre a ovviare -com’è sempre accaduto- la ONU, fosse anche per avvisare che avrebbero sferrato attacchi aerei e navali contro popolazioni di una delle nazioni più povere del mondo.
La sua decisione è stata assoluta: «Su mio ordine sono stati bombardati vari obiettivi in Yemen».
Ossia come dire: «Perchè dovrei consultare il Congresso o avvisare il Consiglio di Sicurezza, se io comunque lo farò?».
Sarebbe troppo chiedere al mandatario «democratico e guerrafondaio » di riconoscere e considerare che sta bombardando una nazione considerata dalla ONU una delle più difficili a livello mondiale per la vita di un bambino. Lì ogni cinque minuti muore un bambino minore di cinque anni, per denutrizione e malattie curabili.
Sarebbe prudente passare al presidente Biden, e ai suoi assessori per la guerra e la morte, un rapporto del Programma Mondiale degli Alimenti
ONU, che calcola in non meno di 20 milioni gli yemeniti che soffrono la fame e sono denutriti.
Il segretario alla Difesa del Regno Unito, Grant Shapps, a sua volta ha dichiarato al The Times che il suo paese avrebbe attaccato l’infrastruttura degli huties.
Il viceministro ai Temi Esteri dello Yemen, Hussein al Aziz, ha denunciato che la sua nazione è stata oggetto di un attacco aggressivo e di massa, con navi, sottomarini e aerei da guerra statunitensi e britannici.
«Senza dubbio Londra e Washington si devono preparare a pagare un prezzo molto alto per questi attacchi», ha avvertito.
Come reazione internazionale immediata per la deplorevole azione, la Russia ha sollecitato a realizzare una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza della ONU.
Inoltre ha incitato la comunità internazionale a condannare energicamente l’attacco allo Yemen, senza il mandato delle Nazioni Unite».
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha condannato gli attacchi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per «un utilizzo sproporzionato della forza», e ha avvertito che «sono ansiosi di trasformare il Mar Rosso in un mare di sangue». (GM/Granma Int.)





