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La nazione delle Ande vive una situazione di caos. I militari si preparano a controllare un ammutinamento in una prigione. Photo: Prensa Latina

Semplificare la situazione di caos che vive l’Ecuador negli ultimi anni Sarebbe peccare di superficialità. Per questo si devono cercare le sue radici negli elementi sistemici, propri del neoliberalismo, che hanno mandato in malora tutti benefici sociali realizzati nei tempi della Rivoluzione Cittadina.
La congiuntura politica attuale ha i suoi precedenti più immediati nel tradimento e nel mal governo di Lenin Moreno, e delle più recenti amministrazioni, impegnati a eliminare i benefici sociali e altre misure di difesa del patrimonio economico e culturale, e delle risorse naturali includendo la stessa Amazzonia e i suoi abitanti indigeni.
Un’informazione diffusa di recente dai media della stampa da Quito rivela che «uno di ogni quattro ecuadoriani vive in povertà (4,5 milioni), e non meno di 2,2 milioni in povertà estrema.».
La situazione di mancanza di controllo, violenza e caos che vive la nazione delle Ande, il cui volto più visibile è l’aumento del narcotraffico è la sua espressione di violenza nelle prigioni del paese ed ha radici che non possono escludere i danni descritti.
In questo inizio del 2024, il nuovo governo del giovane Daniel Noboa ha fatto rabbrividire il paese con notizie allarmanti come la fuga di José Adolfo Macías Villamar, alias Fito, leader della banda criminale Los Choneros, che si trovava in un padiglione di massima sicurezza nel  Carcere
Regionale, in provincia di Guayas. 
Lunedì 8 è stato un giorno particolarmente complesso, perchè vari delinquenti hanno sequestrato un canale televisivo con altri focus di violenza e hanno obbligato Noboa a decretare lo stato di Conflitto Armato Nazionale.
L’ambiente carcerario in sei penitenziari penali si descrive come allarmante. In questi centri i rei hanno sequestrato autorità e agenti di sicurezza. Poi sono avvenuti ammutinamenti in diverse prigioni del paese come  quella del Turi, in Cuenca; quella di El Inca, a Quito; a Cotopaxi, Riobamba, Ambato, Loja e Machala. Le azioni hanno incluso il sequestro di guide penitenziarie.
Nelle prigioni super popolate le bande hanno guadagnato potere per far crescere una violenza che oggi sottopone gli ecuadoriani a cifre mai viste prima, ha segnalato RT.
Intanto i 5 320 crimini violenti nei primi dieci mesi dell’anno scorso – il numero più alto della storia – costituiscono delle specie di metastasi in un sistema che è stato approvato da coloro che sono risultati la maggioranza nell’ora d’emettere il loro voto nelle elezioni del 2023. (GM/Granma Int.)