
L’arrivo al potere di governi progressisti in America Latina durante il primo decennio del XXI secolo è stato un duro colpo per i progetti neoliberali nella regione.
Le nazionalizzazioni di imprese strategiche come quella delle risorse energetiche, la ridistribuzione della ricchezza e la maggior presenza dello Stato in materia sociale, hanno permesso l’accesso ad ampie cappe sociali all’educazione, alla salute e alla casa.
Queste politiche hanno danneggiato gli interessi privati stranieri, in maggioranza statunitensi.
Washington e i suoi alleati locali necessitavano rinforzare un’architettura giuridica che permettesse di blindare e concedere privilegi al capitale multi nazionalizzato, e che togliesse dal potere mediante l’uso della legge i suoi nemici e che li immobilizzasse politicamente.
Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica (Celag),spiega che il /lawfare/ è «la supremazia e l’abuso dell’apparato giudiziario, articolato con la manipolazione dell’opinione operata dai media di comunicazione per espellere dalla politica determinati leaders e gruppi , con l’obiettivo immediato di restaurare l’ordine neoliberale».
L’ingiusta condanna di Cristina Fernández de Kirchner a sei anni di reclusione con l’inabilitazione perpetua per esercitare incarichi pubblici dettata dopo il processo per la causa Vialidad, il maltrattamento mediatico permanente, le accuse più disparate e costanti, contro di lei e i suoi familiari portano il marchio di questo genere d’operazioni.
Poche ore dopo la condanna di Cristina, si sono conosciuti i fatti avvenuti in Perù, dove il presidente, Pedro Castillo, è stato destituito e arrestato, mentre la Procura realizzava operativi nel Palazzo di Governo per incontrare prove contro di lui, accusato di ribellione e cospirazione dopo la dichiarazione dello stato d’eccezione nel paese.
Il Presidente peruviano ha affrontato, durante il suo mandato, sei investigazioni
giudiziarie di corruzione e ha dovuto governare tutto il tempo subendo i maltrattamenti dell’opposizione mediatica e partitica.
Nei due casi si tratta di operazioni di /lawfare/ che si sommano a quelle realizzate contro Rafael Correa, Jorge Glas, Luiz Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Evo Morales, Fernando Lugo, etc.
Questo metodo forma parte della guerra non convenzionale, con le sanzioni economiche, le champagne mediatiche di discredito, le azioni politiche e diplomatiche e la sovversione interna.
Oggi si conoscono i programmi di specilizzazione impartiti dal Governo statunitense a membri del settore giudiziario della regione, come il Programma Puentes 30, nella cornice delle riforme giudiziarie, alla quale ha partecipato Sergio Moro, il giudice a carico del Lava Jato, in Brasile.
Celandosi dietro a una presunta lotta contro la corruzione, utilizzano sofisticate campagne di relazioni pubbliche per ingannare la cittadinanza e così riescono a paralizzare in molte occasioni l’azione popolare.
Senza dubbio la corruzione è stata una regolarità dei governi neoliberali nel continente e non dei governi progressisti. La verità sale a galla una e una’altra volta.
Non potranno fare niente per fermare il corso della storia che assolverà gli innocenti e metterà i veri colpevoli nel posto che si meritano. (GM- Granma Int.)





