OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Saliva fumo vicino all’ambasciata statunitense a Kabul, Afganistan, domenica 15 agosto del 2021. Photo: AP

Più che incolpare Joe Biden per aver ordinato la partenza delle sue truppe in terra afgana, l’analisi deve partire  dallo steso fatto  avvenuto 20 anni fa, quando un altro presidente, George W. Bush, aveva ordinato d’invadere e occupare questa nazione.
Le ragioni dell’attuale strepitosa ritirata vanno cercate nel concetto e o filosofia imperiale dei governi statunitensi di sviluppare le guerre dove piace e loro, senza alcuna giustificazione.
Altri colpevoli –ugualmente sconfitti adesso – sono i governi che formano la NATO, che hanno seguito l’impulso bellico del Pentagono e hanno mandato uomini e mezzi di guerra, più che a combattere, a partecipare al massacro nel quale sono morti milioni di civili, bambini, anziani, famiglie complete e anche migliaia di soldati inviati lì.
Consta che non è stato  Donald Trump l’ispiratore di questo commento.
L’ ex presidente degli Stati Uniti  ha appena attaccato il suo successore Joe Biden ed ha anche reclamato la sua rinuncia per la sconfitta sofferta in Afganistan.
Forse Trump lo avrebbe fatto peggio e sarebbero state di più le vittime addizionali.
Inoltre durante l’invasione e l’occupazione dell’impoverito Afganistan sono passati per la Casa Bianca l’iniziatore della guerra, George W. Bush (2001-2009), Barack Obama (2009-2017), Donald Trump (2017-2021), e oraJoe Biden.
Anche se molti media e siti replicano il paragone tra quello che è accaduto ora a Kabul e quello che accadde nell’aprile del 1975 a Saigon, le circostanze non si assomigliano.
È più obiettivo segnalare il valore e la dignità dei combattenti vietnamiti che con l’alto costo di più di tre milioni di connazionali massacrati o mutilati con l’agente arancia, espulsero gli aggressori e vinsero la guerra.
Quello che è avvenuto ora a Kabul sembra un patto che ha preceduto la conquista della capitale afgana, per far sì che i talibani entrassero senza resistenze o scontri con un esercito addestrato dagli Stati Uniti.
Nessuno ha fatto resistenza e i militari statunitensi e quelli della NATO erano già compresi nei piani di partenza dal paese.
Si sono adattati all’interruzione della frettolosa preparazione delle loro valigie, cercando d’abbandonare quella guerra che è stata sempre perduta, fosse anche attaccati agli elicotteri di riscatto.
Speriamo che questo insegnamento, anche se differente da quello del Vietnam, serva alle amministrazioni statunitensi per calmare i loro appetiti guerrafondai, e al popolo di questo paese di prendere coscienza e non permettere che i suoi figli siano mandati in guerre d’aggressione da dove poi molti tornano chiusi nelle bare.
Ricordiamo che in Vietnam sono stati 58 159 i militari nordamericani morti, e altri 1 700 scomparsi.
Il popolo statunitense deve convincersi che questi fatti di genocidio non hanno niente a che vedere con la «sicurezza nazionale degli Stati Uniti», come pretendono di giustificare quelli che li ordinano.(GM – Granma Int.)