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La peggiore carestia in cento anni minaccia la vita di 13 milioni di persone nello Yemen. Photo: AP

Un comunicato della ONU diffuso il 13 luglio segnala che nel 2019 circa dieci milioni di persone nel mondo erano entrate nell’inferno della fame, che oggi colpisce 690 milioni, l’8.9% della popolazione mondiale.
A questo numero si possono sommare altri 270 milioni sino alla fine dell’anno. In cinque anni l’aumento è stato di circa 60 milioni.
La denutrizione è cresciuta per il quarto anno consecutivo in tutto il mondo. Almeno uno su dieci abitanti del pianeta sopravvive in situazioni d’insicurezza alimentare.
La ONU prevede che la COVID – 19  incrementerà di 83 - 132 milioni
il numero totale degli individui denutriti solo in quest’anno, come
conseguenza degli scontri sociali ed economici del nuovo coronavirus.
Secondo  Oxfam,12 000 persone possono morire di fame ogni giorno prima della fine del 2020.
Duemila milioni di persone soffrono per insicurezza alimentare, ossia non hanno un accesso regolare ad alimenti nutrienti in qualità  e quantità sufficiente.
Circa 3.000 milioni mancano di mezzi per mantenere una dieta che si possa considerare equilibrata, mangiando sufficienti frutta e legumi.
Come media, una dieta sana  costa cinque volte più di una dieta che soddisfa solamente la necessità d’energia con alimenti ricchi di amido. Per questo aumenta l’obesità sia negli adulti che nei bambini.
Il rapporto di quest’anno segnala il tema della qualità del cibo che si mangia. Attualmente una dieta sana, variata e con i nutrienti necessari, è irraggiungibile per il 38% della popolazione mondiale,  circa 3000 milioni di persone. Almeno 104,2 milioni di loro vivono in America Latina e nei Caraibi.
I bambini sono i più colpiti per l’assenza di alimentazione e per la cattiva qualità del cibo. Nel 2019, 144 milioni di bambini minori di cinque anni erano sottopeso.
L’aumento della fame e dell’insicurezza alimentare quest’anno si deve al rallentamento dell’economia globale dovuto alla pandemia, aggravata dalle restrizioni imposte alla circolazione di merci e persone che ha incrementato l’indice di disoccupazione. I Governi avrebbero dovuto  adottare politiche di protezione sociale con più efficacia.
In Brasile per esempio, sino agli inizi di luglio era stato distribuito il 47,9 % dell’ ammontare destinato agli aiuti d’emergenza.
Le principali vittime di questa congiuntura  sono le donne e i bambini.
In Brasile, i lavoratori informali rappresentano il 40 % della popolazione  economicamente attiva. E la maggioranza sono donne che ricevono un salario inferiore  a quello degli uomini per lo stesso lavoro e assumono il peso maggiore nela cura dei figli e della casa.
Una delle mete degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è sradicare la fame nel mondo prima dl 2030.
Considerando le tendenze attuali, la prospettiva di ottenere la Fame Zero, è negativa. Se si mantengono queste tendenze, il numero delle persone che soffriranno la fame supererà gli 840 milioni nel 2030.
Positivamente, il ritardo della crescita tra i bambini di cinque anni è diminuito di un terzo tra il 2000 e il 2019. Più del 90% di loro vive in Asia o in Africa.
In America Latina e nei Caraibi, almeno 47 milioni di persone hanno sofferto  la fame nel 2019. Ed è in questa regione che è aumenta l’insicurezza alomentar,  pe incrementata dal 21,9% del 2014  al 32,7% nel 2019.
Il rapporto è stato preparato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Mondiale degli Alimenti e l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). ( GM – Granma Int.)