Pechino.-La guerra delle imposte iniziata dagli Stati Uniti contro la Cina comincia già a provocare le prime vittime, e non si tratta solo di Huawei.
Anche se la multinazionale tecnologica del gigante asiatico ha ricevuto i primi colpi dello scontro –il più pericoloso degli ultimi decenni secondo gli esperti, per i pregiudizi che può provocare all’economia mondiale – Apple, l’impresa statunitense degli apparati elettronici, software e servizi in linea, sembra essere una delle firme più danneggiate nella disputa.
Huawei già si prepara per la vita senza Google, ma grazie alla guerra economica iniziata dagli USA al principio del 2018, Apple riporta una perdita di 52.710 milioni di dollari nella Borsa, e questo significa una caduta del 5,81 %, un effetto della risposta della Cina alle imposte doganali ordinate dal presidente Trump.
In accordo con un rapporto finanziario di questa compagnia nordamericana corrispondente all’ultimo trimestre, il beneficio netto dell’impresa continuerà a calare nonostante i tentativi per frenare la Huawei, perchè il fabbricante cinese non ha ceduto spazio e continua ad essere un forte concorrente .
Secondo la Corporazione Internazionale d’Informazione (IDC, in inglese), Huawei ha collocato nel mercato di quest’anno, 59,1 milioni di smartphons, e questo ha significato una crescita del 50,3 % rispetto all’anno scorso.
Con questa cifra si è posta al di sopra della Apple, che ha venduto 36,4 milioni di iPhons e ha riportato una calo del 30,2 %.
GLI USA SOTTOVALUTANO LA HUAWEI
Il massimo grado della Cina come potenza economica capace di disputare agli USA la loro egemonia mondiale è una realtà sempre più imminente, e questo pone in pericolo l’assioma dell’ «America First» di Trump.
Dall’inizio del 2017 si è arrivati a una fase di concorrenza strategica che a quanto pare è giunta a un punto finale e non è casuale che la Huawei sia oggi la sua principale minaccia.
Secondo gli analisti il motivo si riassume in due sole lettere: 5G
La quinta generazione della telefonia cellulare, una tecnologia fomentata da Huawei, è divenuta la nuova «Arma di distruzione di massa» nella guerra dichiarata da Trump alla Cina, assicura il quotidiano spagnolo El País.
Gli USA non tollerano, pare, che il gigante tecnologico asiatico sia quello che primeggia nella nuova proposta che amplierà lo spettro delle inter -connessione e fatturerà, secondo le stime, 11.000 milioni di dollari nel 2022.
Il Presidente statunitense lo ha detto chiaramente il mese d’aprile scorso: «5G è una corsa che vinceremo». Ha anche assicurato che il suo paese non può permettere che altre potenze competano nel mercato.
Ma niente frena la Huawei. Recentemente, il capo della divisione di consumo dell’impresa asiatica, Richard Yu, ha detto che il OS proprio della compagnia sarà pronto in autunno per il suo uso in Cina e nel resto del mondo il prossimo anno.
Relazioni citate da Russia Today segnalano che il Hongmeng, il sistema operativo che Huawei sta sviluppando, nominato così in onore di un personaggio della mitologa cinese, attualmente è in fase di prova e si spera sostituisca il sistema Google in forma graduale.
Il portavoce del Ministero delle Relazioni Estere della Cina, Lu Kang, ha accusato il governo statunitense «di comportarsi male usando il potere dello Stato per distruggere le imprese straniere, cercare interessi illegittimi, perturbare il mercato e sgretolare la cooperazione internazionale».
IL CONTROLLO USA SULLE TECNOLOGIE CHE USIAMO OGNI GIORNO
Huawei continua ad affrontare un blocco generato dal governo di Trump, che ha accusato più volte l’impresa cinese di spionaggio, senza alcuna prova pubblica, che dimostra come misteriosamente gran parte della tecnologia che il mondo usa ogni giorno è relazionata in qualche modo agli Stati Uniti.
La SD Association, il consorzio internazionale dell’ industria dei fabbricanti delle schede di memoria SD e microSD, ha tolto la Huawei dalla lista delle compagnie che possono utilizzare questo standard di unità di memoria, e questo potrebbe togliere alla compagnia cinese il diritto di usarli nei loro dispositivi.
Nell’ ottobre del 2018, previdentemente, la Huawei aveva presentato la nuova NM Card (Nano Memory Card), con cui cercava di sostituire le microSD.
Queste schede sono più piccole, con velocità di trasferimento sino a 90MB/s, equivalente alle SD UHS-I di classe 3, dimostrando che è preparata di fronte alla su uscita dalla SD Association.
A questo si somma il blocco alla Wi-Fi Alliance, incaricata d stabilire gli standard per l’uso della tecnologia senza fili e i cui membri includono Apple, Qualcomm, Broadcom e Intel.
Inoltre Microsoft ha ritirato la Huawei da uno dei suoi siti web che offre un apparato di nube, anche se non è precisato se si revocherà la licenza all’ impresa cineese per utilizzare il sistema operativo Windows.
Un altro che resta senza la Huawei tra le sue fila è Jedec, un gruppo che s’incarica di sviluppare standard nei semi conduttori e definire le specificità per l’uso delle memorie RAM.
È chiaro. La aggressione degli USA e dei loro alleati oggi è contro la Huawei, ma domani sarà contro qualsiasi impresa delle potenze emergenti che oserà spiazzare quelle di sempre, anche se questo implica che le due parti soffrano irrimediabili conseguenze. ( GM – Granma Int.)


