ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Il presidente Nicolás Maduro ha richiamato sabato 2 a legittimare l’Assemblea Nazionale. Photo: Reuters

Torniamo all’epoca delle cannoniere e della gran garrota. Gli Stati Uniti vogliono editare di nuovo la dottrina Munroe. Si tratta della diplomazia imposta con l’uso della forza militare, caratteristica del XIX secolo e degli inizi del XX, usata molto frequentemente dai governi di Washington.

Anche considerando l’espressione come un eufemismo, si tratta di una strategia ben concepita per fare pressione a paesi e governi che non rispondono ai disegni delle amministrazioni nordamericane.

Se questi governi non cedono di fronte alle minacce, allora entrano le armi le navi da guerra e altre, per piegarci. In un battito di palpebre i governi popolari diventano una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA.

In tale caso il poligono per l’applicazione di queste politiche può essere quello dei mari vicini al paese in questione o – molto importante- le basi militari degli USA installate in una o più frontiere con questi Stati.

Niente di più simile al montaggio realizzato dall’amministrazione Trump nella sua disperata ossessione di piegare il Venezuela.

Ovviamente non siamo più nel XIX secolo; oggi si parla di «guerre blande» e l’attuale componente mediatica in quegli anni non esisteva.

Ma quello che appare molto chiaro è l’ultimatum dato recentemente dagli Stati Uniti al presidente venezuelano, Nicolás Maduro, e il processo per «ammorbidirlo» attraverso ogni tipo di sanzione, includendo il furto della raffineria venezuelana Citgo stabilita nel paese del Nord, tutte sanzioni che hanno l’etichetta di metodi usati un secolo e mezzo fa.

Si può allora sommare la più virulenta campagna di diffamazione al presidente democraticamente eletto in elezioni trasparenti, mentre Washington si affretta e riconosce una figura come Juan Guaidó, autoproclamato presidente provvisorio in violazione flagrante delle leggi del paese.

Gli ultimi giorni sono stati più che mai di una vergognosa ingerenza nei temi interni della nazione bolivariana e di ridicole minacce con volgari offerte a Maduro.

Già nel fine settimana, l’amministrazione Trump si è vista disperata ed è stato dato anche un ultimatum al legittimo presidente venezuelano para abbandonare l’incarico e il suo paese.

Secondo l’agenzia Reuters, il vicepresidente statunitense, Mike Pence, ha insistito che tutte le opzioni per sostituire Maduro sono sul tavolo e l’assessore John Bolton, ha dato per quasi fatto quello che ha chiamato «un trasferimento di poteri pacifico».

Già senza maschere che possano nascondere la loro posizione d’ingerenza e di diplomazia del cannoniere, Mike Pence ha sottolineato che «questo non è il momento per il dialogo, questo è il momento per l’azione».

Durante un miting in Florida –dove altrimenti– il vicepresidente degli USA ha assicurato che «è giunto il momento di far terminare la dittatura di Maduro una volta per tutte».

Seguendo orientamenti e modelli impartiti da Washington, in Colombia, il governante Iván Duque, anche lui minaccioso, ha avvertito che «alla dittatura del Venezuela restano poche ore» e ha chiesto di stringere l’assedio diplomatico contro Maduro.

Trump, i suo falconi e alcuni seguaci della regione han dimenticato che i tempi sono altri, che la diplomazia delle cannoniere non ha presente nè futuro e - molto importante - che quando il popolo si propone di frenare l’ingerenza e di vincere in qualsiasi tipo di guerra, la nazione l bolivariana diviene inespugnabile.

È il momento di far valere che l’ultimatum non funziona li dove s’impongono la resistenza e la disposizione di vincere dei popoli.

NEL CONTESTO:

* Le Nazioni Unite riconoscono Maduro come presidente del Venezuela.

* L’Unione Africana (UA) ha espresso il suo appoggio a Nicolás Maduro, come presidente legittimo del Venezuela.

* Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha chiamato sabato 2 a legittimare nuovamente l’Assemblea Nazionale (AN) con una convocazione a elezioni libere per rinnovare i membri del Parlamento.

Fonti: Telesur, Hispantv, RT.( GM – Granma Int.)