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Scandali , investigazioni e licenziamenti in massa: l’amministrazione repubblicana di Donald Trump è tutto meno che noiosa. Ma tra tanti titoli esplosivi, sotto il tavolo si celano molti cambi che definiscono la politica economica statunitense.

La derogazione dei pochi meccanismi dello Stato per controllare la speculazione finanziaria che provocò la crisi del 2008, e la mancanza di regole a beneficio delle grandi compagnie sono trasferite nella note informative per i commenti più differenti del mandatario: i suoi attacchi contro i media di comunicazione e l’avanzare dell’ investigazione sule irregolarità nella campagna repubblicana del 2016.

In mezzo al caos che caratterizza la Casa Bianca di Trump, ci sono settori di potere con una grande agenda ben definita a favore del settore corporativo.

L’economia era il punto forte del magnate di Nuova York e presunto genio delle immobiliari nella corsa per la presidenza. “Far Grande l’America di Nuovo” era indirizzato agli elettori banchi, conservatori e poco qualificati in varie regioni del paese.

La retorica populista è calata nel detto «Cinturone della ruggine», dove si raggruppano gli antichi Stati industriali che hanno visto un’emigrazione di massa delle fabbriche verso altri paesi con una forza lavoro più economica e meno regolamenti, durante gli ultimi decenni.

Se i detti «perdenti della globalizzazione» hanno portato Trump alla presidenza, lo staff economico che lui ha installato nella Casa Bianca è composto dai suoi grandi vincitori.

Sino all’inizio di marzo la mente maestra dietro la politica economica dell’attuale amministrazione era Gary Cohn, che ha smesso d’essere il direttore esecutivo di Goldman Sachs, uno dei giganti di Wall Street.

Cohn è stato il disegnatore della riforma fiscale approvata l’anno scorso, che riduce le imposte ai ricchi, rende più facili i licenziamenti e ubica i gravami alle corporazioni a livello di nazioni molto meno sviluppate degli Stati Uniti.

L’impatto a lungo tempo della riforma - coincidono gli economisti - sarà un aumento di 1.5 bilioni di dollari nel deficit fiscale nordamericano nel prossimo decennio. Il 99% dei cittadini intanto ammetterà di ricevere qualsiasi beneficio prima che termini il mandato di Trump.

Dopo la partenza di Cohn dalla Casa Bianca - molti dicono con la missione compiuta e prima d’inzaccherarsi con qualche scandalo - il nuovo guru economico è diventato Larry Kudlow, un altro personaggio conosciuto a Wall

Street con esperienza nell’amministrazione di Ronald Reagan.

Il presidente ha approfittato del cambio d’assessore per affibbiarsi il buon momento dell’economia nordamericana che è cresciuta del 2,3 % nel 2017 ed ha il livello di disoccupazione ai suoi minimi storici con circa il 4% . Ma molti analisti, includendo il Premio Nobel d’Economia Paul Krugman, avvisano che si potrebbe star giocando con il fuoco

Non è per caso che Trump preferisce gli indici della borsa per misurare i suoi successi e non le inchieste d’approvazione che lo pongono come uno dei presidenti meno popolari nella storia degli Stati Uniti.

Prima d tutto la miscela degli ultimi tagli fiscali, la mancanza di regole e il basso tasso di disoccupazione possono far aumentare i salari e il consumo a livelli incontrollabili e questo implica una pressione inflazionaria, ed è la ricetta perfetta per la recessione.

Le crisi capitaliste contano con quattro fasi fondamentali: crisi, depressione, rianimazione e auge.

Alcuni vedono già sintomi di super-riscaldamento nell’economia statunitense e la possibilità che il ciclo si ripeta e sopravvenga una crisi simile a quella del 2008.

Lo scenario potrebbe essere anche peggiore se il presidente applicasse misure di protezione come aumentare le tariffe all’importazione di materie prime o cambiare le imposte a paesi specifici.

Anche se per l’annuncio delle tariffe per l’alluminio e l’acciaio, Trump ha reso più morbidi i termini e stabilito esenzioni per alcuni alleati, il semplice fantasma di una nuova guerra commerciale è sufficiente per spaventare a morte le borse di Nuova York e le sue simili in tutto il mondo.

Se si avvereranno alcuni di questi pronostici, il romanzo di Trump con Wall Street terminerebbe in una tragedia e questa notizia supererebbe qualsiasi scandalo tra tutti i titoli. (GM- Granma Int.)