ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Compagno Nicolás Maduro Moros, presidente della Repubblica Bolivariana

del Venezuela, nostro fratello Maduro;

Stimati capi di Stato e di Governo dell’Alleanza Bolivariana per i popoli di Nostra America ;

Stimati capi di delegazione e invitati.

Photo: Estudio Revolución

Oso dire che stiamo in una tappa cruciale della nostra storia nella quale retrocedere a scala regionale avrebbe un impatto molto negativo per i nostri popoli. Fidel ci ha insegnato a percorrere sempre la storia, ad essere audaci ed anche realisti e che quello che sembra impossibile si può realizzare se ce lo proponiamo con fermezza e agiamo in maniera conseguente.

I paesi membri dell’ALBA-TCP consideriamo l’integrazione solidale come una condizione imprescindibile per avanzare verso lo sviluppo di fronte alla crescente formazione dei grandi blocchi che dominano l’economia mondiale. Scommettiamo sulla volontà politica d’aprire maggiori opportunità al commercio, all’investimento e alla cooperazione nella regione, senza la quale i nostri passi avanti saranno sempre insufficienti. Abbiamo dimostrato anche capacità di concertazione.

L’ ALBA non era possibile nell’epoca in cui trionfò la Rivoluzione Cubana.

Erano necessari la ribellione civico militare del 4 febbraio del 1992 e il trionfo della Rivoluzione Bolivariana guidata dall’indimenticabile Comandante Hugo Chávez Frías, per far sì che un’iniziativa come questa potesse aprirsi la strada.

Fu importante che nel Forum di Sao Paulo le idee di Fidel e Lula convergessero per ricevere a appoggiare Chávez.

Oggi è sempre decisivo il vincolo tra l’Alba e il Forum di Sao Paulo e la relazione tra i governi rivoluzionari e progressisti con le forze politiche, i movimenti popolari, le organizzazioni sindacali, contadine, studentesche, accademiche e con l’intellettualità dei nostri popoli.

Chávez ci ha sempre spiegato la complessità di lanciare la rivoluzione in un paese petrolifero, dipendente da un unico mercato, con un’oligarchia finanziaria corrotta, una popolazione alla quale hanno imposto costumi consumistici insostenibili e un’economia neoliberale che viveva di rendita e che ha portato il paese al fallimento.

Chávez comprese che il suo compito principale per intraprendere le trasformazioni, era la costruzione di un’ampia unità civico militare quella che oggi è guidata dal presidente Nicolás Maduro con l’appoggio del popolo bolivariano e chavista.

La costruzione dell’unità è il compito più importante che ogni vera rivoluzione deve affrontare.

I rivoluzionari abbiamo molte idee e visioni di quale può essere il cammino e com transitarvi con successo.

Ma per consolidare l’unità si deve lasciare da parte con modestia tutto quello che ci divide e separa. Grazie all’unità la Rivoluzione Bolivariana è sopravvissuta all’assedio e alle aggressioni dei suoi nemici.

Grazie a questa unità la Rivoluzione è sopravvissuta alle bassezze della OSA, alle irritanti e ingiuste sanzioni nordamericane, alle recenti accuse contro il suo vicepresidente esecutivo, il compagno Tareck El Aissami, che vogliono solo deviare l’attenzione dai veri problemi e screditare coloro che sono occupati a salvare, sviluppare e difendere la patria.

La nuova agenda del governo degli Stati Uniti minaccia di scatenare un protezionismo commerciale estremo ed egoista che si scontrerà con la competitività del nostro commercio estero, colpirà gli accordi ambientali per favorire le entrate delle multinazionali, perseguiterà e deporterà emigranti generati dalla disuguale distribuzione della ricchezza e dall’aumento della povertà provocata dall’ordine internazionale imposto.

Il muro che si pretende costruire alla frontiera nord del Messico è un’espressione di questa irrazionalità, non solo contro questo fraterno paese, ma contro tutta la nostra regione.

Esprimiamo la solidarietà di Cuba al popolo e la governo messicani. La povertà, le catastrofi e gli emigranti non si contengono con i muri (applausi), ma con la cooperazione, l’intesa e la pace.

Il Venezuela ha realizzato un grande apporto all’integrazione regionale con la sua solidarietà e generosità, specialmente verso i popoli dell’America Latina e in particolare dei Caraibi, convocandoci a integrarci in Petrocaribe, UNASUR e CELAC.

Non sono soli. Ratifico loro l’impegno assunto nella nostra Dichiarazione, d’ accompagnare la difesa del Venezuela e la posizione degna, coraggiosa e costruttiva del presidente Nicolás Maduro.

Compagne e compagni:

In Venezuela oggi si sferra la battaglia decisiva per la sovranità, l’emancipazione, l’integrazione e lo sviluppo di Nuestra America.

È una cospirazione che abbiamo legittimato nel Proclama dell’America Latina e i Caraibi come Zona di Pace, adottato dalla CELAC nel suo Vertice de L’Avana, nel gennaio del 2014.

È necessario uno stretto rispetto a questa dichiarazione con la quale ci siamo impegnati a compiere il nostro “obbligo di non intervenire, direttamente o indirettamente, nei temi interni di qualsiasi altro Stato” e ad “osservare i principi di sovranità nazionale”, “uguaglianza dei diritti” e “la libera determinazione dei popoli”; “risolvere le differenze in forma pacifica” e “rispettare i principi e le norme del Diritto Internazionale e i principi e i propositi della Carta delle Nazioni Unite”; a “rispettare il diritto inalienabile di ogni Stato d’eleggere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale” come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica tra le nazioni.

Questo storico documento incita tutti gli Stati membri della Comunità Internazionale a rispettare permanentemente questa Dichiarazione nelle loro relazioni con gli Stati membri della CELAC.

Nessuna giusta causa della Patria Grande ci è estranea. Non deluderemo mai i cari fratelli dei Caraibi.

Ratifichiamo il nostro appoggio al loro legittimo reclamo di compenso per gli orrori della schiavitù e la tratta degli schiavi; alla loro domanda di ricevere cooperazione in accordo con le le loro necessità e non sulla base di indici che li classificano come paesi con entrate medie; a un trattamento speciale e differenziato nell’accesso al commercio e agli investimenti, cosi come nei finanziamenti per adattarsi agli affetti del cambio climatico e affrontare i disastri naturali come gli Stati insulari piccoli e vulnerabili che sono, e la nostra condanna all’ingiusta persecuzione di cui sono oggetto da parte dei centri del Capitale finanziario.

Reiteriamo la nostra solidarietà con Dilma Rousseff, Luiz Inácio Lula da Silva e Cristina Fernández de Kirchner, noti leaders di Nuestra América.

Non smetteremo di appoggiare Correa e il suo compagno Lenín Moreno in Ecuador. Non lasceremo mai solo Evo, vero leader della Bolivia e di tutti i popoli originari e continueremo ad accompagnare Daniel e il popolo sandinista del Nicaragua.

Molte grazie (Applausi).

(Versione stenografica del Consiglio di Stato- Traduzione Gioia Minuti).