
Cuba, ancora una volta e stata superata dal Canada. Come con il Venezuela, la squadra dell’Isola più grande delle Antille ha avuto possibilità di fronte ai giocatori del nord, ma i piccoli dettagli che fanno grande il baseball ci hanno reso vulnerabili.
Troppi scivoloni in una partita di vitale importanza: è mancato il primo apritore, stavolta senza passare dal primo episodio, poi è mancato il colpo di mazza nell’ ora cruciale. La difesa non ha svolto bene il suo ruolo, soprattutto ricevendo, nonostante lo sforzo di Yovani Alarcón di fronte agli indiavolati invii di Yariel Rodríguez.
Hanno realizzato più imparabili che contrari, ma il problema dell’offensiva non è solo colpire con la mazza ma produrre corse e in questo abbiamo sbagliato, tra le altre cose, perchè i nostri giocatori vanno con lo stesso /swing/ ad ogni lancio senza considerare le caratteristiche di questo.
E questo va risolto prima del torneo, nella parte tecnica della preparazione, che di nuovo resta in debito com’è accaduto negli ultimi anni e ci lascia con la sensazione d’avere le possibilità e le potenzialità, ma di non sfruttarle.
I canadesi invece hanno saputo aggiustare la loro meccanica di battere sia di fronte a ogni tipo di lancio che alla velocità, quando si sono dedicati solo a far contatto, non /swines/ immensi.
In definitiva, abbiamo continuato a non vincere contro il Canada dall’ultima volta nel lontano 20 ottobre del 2011, nei Giochi Panamericani di Guadalajara.
Dobbiamo applaudire Yariel Rodríguez, autore di sei entrate e di un terzo, nelle quali ha permesso due corse, con 11 ponches, quattro basi per palla e la stessa quantità di jits.
Il suo sforzo non ha avuto ricompensa per le lacune citate.
E dato che il baseball ha queste cose magiche, Armando Ferrer ha fatto la preziosa giocata di sostituire il suo uomo di maggior contatto con Frederich Cepeda, e questi in un attimo è andato deciso alla palla perchè era lì per impulsare e ne ha portata una per darci un altro finale da infarto con Yordanis Samón, tirando a tutte come un samurai. Un errore del /lanciatore/ gli ha aperto le porte del /home/ alla quinta corsa e ha posto in circolazione il pareggio.
Lisbán Correa, con tutta la sua responsabilità nel suo debutto nella squadra nazionale, ha subito il ponche che gli farà più male in tutta la sua carriera sportiva; senza dubbio questa è stata l’ultima immagine, l’ultimo
/out/, ma il male era già fatto.
Ma alziamo la testa, perchè il baseball - la pelota- continua a convocarci ed ha la virtù di farci vivere le allegrie e anche di risvegliare queste sofferenze.
S’impone ripensare da valori scientifici che apportino l’organizzazione di un sistema competitivo che, soprattutto da casa e anche con l’apporto delle nostre principali figure nelle leghe straniere apportino una grande allegria che continueremo ad aspettare e alla quale non rinunceremo.
Il risultato lascia Cuba per la prima volta al di fuori di una convocazione olimpica di baseball da quando hanno visto la luce nel giochi di Barcellona del 1992. Questa condizione la manterrà il Giappone che tornerà a stare sotto i cinque anelli in qualità d’anfitrione. ( GM – Granma Int.)




