OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Maceo e il Che. Photo: Archivio di Granma

Il 24 febbraio del 1895 scoppiò la Guerra Necessaria, quella che José Martí aveva preparato nel periodo dell’esilio e del sacrificio ma mentre i mambí scrivevano con la polvere e il machete una pagina gloriosa, a Washington  si calcolava già, con la freddezza di un chirurgo, un destino molto diverso per l’Isola grande delle Antille. 
Quando terminarono le ostilità nell’agosto del 1898, i cubani non si risvegliarono nella repubblica indipendente che Martí aveva sognato, si svegliarono sotto un nuovo tipo di dominio: un sistema di controllo travestito da legalità. 
Il 18 aprile del 1898, il Congresso statunitense approvò la celebre
Risoluzione Congiunta, firmata dal presidente McKinley, quattro
articoli che nella loro retorica politica, disegnavano una scala d’inganni.
L’ articolo quarto di quella risoluzione –nota come Emendamento Teller–, conteneva la trappola fondazionale: «Gli Stati Uniti […] dichiarano che non hanno nè il desiderio, nè l’intenzione d’esercitare sovranità, giurisdizione e dominio su questa isola, eccetto che per la sua pacificazione».
Lì in quel «eccetto che per la sua pacificazione», si annidava una tensione retorica brutale, quella clausola assegnava una base legale per un’occupazione militare prolungata. Ugualmente il Trattato di Parigi, firmato il 10 dicembre del 1898, aggiunse altre ombre alla penombra. L’Articolo II disponeva che una volta evacuata la Spagna  dall’Isola «questa sarà occupata
dagli Stati Uniti».
Per terminare di stringere il cappio, il 25 febbraio del 1901, il senatore repubblicano Orville H. Platt presentò un emendamento alla Legge di Bilancio dell’Esercito, e il 2  marzo del 1901, il Congresso approvò quella creatura di otto articoli, un sistema di controllo meticolosamente assemblato.
Degli otto il III articolo era l’asse portante di tutta la macchina, utilizzava il «consenso» cubano come premessa retorica, una  velenosa spiata:«Il governo di Cuba consente che gli Stati Uniti possano esercitare il diritto d’intervenire per la conservazione dell’ indipendenza cubana, il mantenimento di un governo adeguato per la protezione di vite, proprietà e libertà individuale».
Un autentico trucco di prestidigitazione legale: questo articolo fu la chiave che aperse la porta alle ripetute occupazioni militari: 1906, 1911,1912, 1917 e 1920. Intanto l’articolo VII seminava le basi per la presenza militare permanente. Cuba doveva «vendere o affittare agli Stati Uniti le terre necessarie per le stazioni carbonifere o navali».
Quella ferita si materializzò nell’Accordo del 16 e 23 febbraio del
1903 e nel successivo Trattato d’Affitto del 2 luglio dello stesso  anno. La redazione era una sentenza: la durata dell’affitto l’avrebbe decisa unilateralmente Washington. Cuba non aveva il diritto di metterle fine.
Da una prospettiva giuridica, il Trattato d’Affitto del 1903 soffriva due vizi che lo rendevano illegittimo alla radice: Cuba era sotto l’occupazione militare statunitense e il governo non era un oggetto di volontà libera. Inoltre l’assenza di una data di termine trasforma l’accordo in una cessione indefinita di sovranità. 
L’articolo VIII del Emendamento Platt esigeva che il governo di Cuba incorporasse quelle disposizioni a un trattato con gli Stati Uniti e la direttiva si realizzò con il Trattato Permanente delle Relazioni, del 22 maggio del 1903.
Da quell’istante gli otto articoli della Platt smisero d’essere un’appendice interna della Costituzione, per convertirsi in obblighi bilaterali con la forza del diritto internazionale. 
La trappola si era chiusa con il lucchetto giuridico. 
L’esistenza della Base Navale in Guantanamo è il simbolo più duraturo della fellonia. Oggi, cento e più anni dopo, l’armata statunitense continua ad occupare il territorio cubano con la motivazione di quel Trattato d’Affitto. 
Il Governo e il popolo di Cuba sostengono che la presenza della base è illegale ed esigono la restituzione del territorio. 
Questa controversia sovrana, che attraversa già più di un secolo è l’impronta più duratura del tradimento alla parola impegnata da  Washington nel 1898. (GM/ Granma Int.)