OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE

Dagli anni ‘80, il capitalismo globale ha consolidato un «blocco storico» sotto l’egemonia neoliberale: globalizzazione dei mercati, mancanza di regolamento finanziario, debilitamento dei sindacati...
Nonostante le promesse di sviluppo e aumento della ricchezza, il neoliberalismo ha prodotto varie tendenze  che lo hanno portato al suo proprio esaurimento: crisi della rappresentazione dei partiti tradizionali, aumento della disuguaglianza e precarizzazione di ampli settori. 
In questo ordine di cose, il sistema ha spiazzato il guadagno dalla produzione alla speculazione e questo ha generato crisi sempre più violente. 
Così il capitalismo neoliberale non solo non è riuscito a stabilizzarsi ma ha trasferito la ricchezza dai lavoratori ai rentisti, le riforme del lavoro hanno flessibilizzato il licenziamento, si sono debilitati i sindacati e hanno creato una massa di lavoratori precari. 
Le corporazioni multi nazionali hanno diviso il mondo in zone di sfruttamento massimo. Ma questa fase è entrata in crisi quando un super cumulo finanziario non ha già più potuto sostenersi senza riscatti statali massivi. (2008). 
Come direbbe Lenin: il capitalismo ha esaurito la sua capacità d’espandersi geograficamente e ora solamente divora sè stesso. 
La localizzazione produttiva verso la Cina, il Messico o il sud est Asiatico ha moltiplicato l’offerta mondiale della forza lavoro, ma la disoccupazione strutturale si è riaffermata come una caratteristica funzionale. 
Il neoliberalismo ha accentuato lo sfruttamento irrazionale della natura: la privatizzazione dell’acqua, l’affare transgenico, l’estrazione mineraria a cielo aperto, gli accordi di «libero commercio» che annullano regole ambientali.
Sono stati tagliati i servizi pubblici, gli asili, l’assistenza agli anziani, la sanità, mentre la privatizzazione dell’acqua, l’elettricità, le ferrovie e le poste negli anni ‘80 e ‘90 hanno provocato aumenti delle tariffe, cattiva qualità e corruzione. 
Per riscattare il sistema finanziario nel 2008, gli Stati hanno indebitato le generazioni future, imposto politiche di austerità che non hanno pagato le banche, ma hanno pagato i lavoratori. I paesi chiamati periferici sono stati sottoposti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ai fondi avvoltoio.
Questi elementi mostrano che la crisi del neoliberalismo non è congiunturale, ma organica nel senso gramsciano. Il capitale non può offrire stabilità, impiego degno, attenzioni, nè futuro ecologico. 
In questo modo la precarietà ha incluso anche settori prima privilegiati di tecnici e ingegneri e parte della classe operaia colpita dalla situazione si è avvicinata a posizioni dell’estrema destra.  Come segnalò Lenin, questa non una «radicalizzazione» genuina, ma un riflesso disperato di cappe che perdono i loro privilegi relativi senza
acquisire la coscienza di classe internazionalista.

 LE OMBRE DELL’INTERREGNO

Il «vecchio mondo» muore in ogni nuova crisi, ma il «nuovo» non nasce ancora e in 
questo chiaro scuro appaiono i mostri che canalizzano la paura e la rabbia verso soluzioni regressive. Intendere tutte le componenti della crisi è la pre-condizione per costruire un’uscita socialista, per cominciare a edificare l futuro comunista.
Il neoliberalismo post-Guerra Fredda sognava con un capitalismo globale sotto 
l’egemonia degli USA senza però prevedere l’ascesa della Ciina come potenza
economico-militare, che sfida il dominio tecnologico e la dittatura del dollaro.
La guerra commerciale e tecnologica tra gli USA e la Cina, la politica delle sanzioni, il riarmo europeo, la guerra della NATO e Ucraina contro la Russia, l’aggressione all’Irán da parte dell’entità sionista d’Israele e gli Stati Uniti sono riflessi di quello che  Lenin enfatizzò in reiterate  opportunità, che la ripartizione disuguale del mondo genera guerre imperialiste periodiche.
Per Lenin, queste contraddizioni annunciavano che il sistema già non si può gestire mediante consenso: la guerra se converte in uno strumento ordinario per riconfigurare il dominio.
Su questo il preclaro leader della Rivoluzione Bolscevica analizzò come la borghesia, quando il suo dominio corre pericolo per la lotta di classe, ricorre a metodi apertamente dittatoriali e demagogici.
Le risposte furono, sono e saranno il bonapartismo e il fascismo, la dissoluzione dei canali democratico-borghesi tradizionali, appellando alla piccola borghesia e a settori operai declassati con un discorso anti elite, mentre impongono aggiustamenti anti popolari e preparano il terreno per una repressione più aperta contro i movimenti popolari. 
Marx descrisse il bonapartismo come un potere esecutivo che si situa al disopra 
delle classi in lotta, equilibrando  le loro forze al servizio del capitale. 
Il «leader» si presenta come «il difensore del popolo lavoratore» controle cupole, ma governa per i più ricchi, trasforma la crisi organica in un capro espiatorio: i colpevoli non sono il capitale nè il sistema, ma sono gli immigranti, i cinesi o i «globalisti».
In questo modo sposta la lotta di classe verso il terreno etnico- nazionalista. È una forma di quello che  Gramsci chiamerebbe  «rivoluzione passiva»: incorporano domande, ma vuotandole dal contenuto anticapitalista, riorientandole verso l’odio al differente.
Le nuove guide anti satellite si appoggiano principalmente nei piccoli imprenditori e nei proprietari rurali  –che vedono minacciata la loro posizione dalle grandi catene e dalla concorrenza globale–, i lavoratori delle industrie in declivio –che hanno perduto la loro organizzazione sindacale e la loro coscienza di classe–e le cappe medie impoverite–che temono di cadere nel proletariato. 
A tutti loro si offre un «capitalismo con volto nazionale», non discutere la proprietà privata né lo sfruttamento, ma di metterlo al servizio «dei nostri».
A differenza del keynesianismo o la socialdemocrazia, il marxismo-
leninismo sostiene che la crisi del neoliberalismo è terminale per il capitalismo nel suo insieme, non solo per una sua variante.
Di fronte ai mostri la tentazione riformista è «tornare alla normalità», la tentazione è forte. Perchè  fomentare il caos? È meglio sperare che la crisi generi automaticamente coscienza rivoluzionaria.
Intanto la borghesia continuerà ad offrire mostri, guerre e barbarie. 
L’impegno dei comunisti è trasformare la tribolazione delle grandi masse in coscienza rivoluzionaria, approfittando ogni crepa del sistema per avanzare verso l’unica alternativa: il socialismo.