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Tratta degli schiavi. Foto: Notizie ONU

In un fatto storico l’Assemblea Generale delle  Nazioni Unite  ha approvato mercoledì  25 una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi e la schiavitù razializzata degli africani come «il crimine di lesa umanità più grave della storia».

La risoluzione è stata approvata con 123 voti a favore, 3 contrari (Argentina, Israele e Stati Uniti) e 52 astensioni, tra le quali quelle di praticamente tutti i paesi del detto blocco occidentale, incluso il Giappone.

L’iniziativa, presentata da una coalizione di 60 paesi africani, caraibici e latinoamericani, riconosce che questo sistema di sfruttamento prolungato per più di quattro secoli costituisce una violazione del diritto internazionale che non è prescritta e che le sue conseguenze continuano a danneggiare milioni di persone in tutto il mondo.

La risoluzione che coincide con il 25º anniversario della Dichiarazione  e Programma d’Azione di Durban, afferma che la tratta degli africani schiavizzati e la schiavitù razializzata degli africani rappresentano «l’ingiustizia più disumana e duratura contro l’umanità» per via della «sua grandezza, durata, carattere sistemico, brutalità e conseguenze durature che continuano a strutturare  la vita di tutte le persone mediante regimi razializzati di lavoro, proprietà e capitale».

UN CRIMINE SENZA PRECEDENTI STORICI

Il testo sottolinea che l’instaurazione di questo sistema non aveva precedenti storici essendo «il primo regime mondiale che ha codificato gli esseri umani e i loro discendenti come proprietà ereditari, inalienabile  e perpetua», che trasformò la riproduzione umana in un meccanismo d’accumulo di capitale» e istituzionalizzò «la gerarchia razziale come principio rettore dell’ordine politico ed economico internazionale».

La risoluzione ricorda gli strumenti legali che legittimarono questa atrocità: dalle bolle papali del 1452 e del 1455 che autorizzavano la riduzione degli africani alla «schiavitù perpetua», sino al Codice degli Schiavi di Barbados, del 1661, e del Codice Negro francese, del 1685, che definivano giuridicamente gli africani schiavizzati come «beni mobili». Inoltre cita il principio legale del /partus sequitur ventrem/ (quello che nasce segue al ventre), adottato in Virginia nel 1662, che stabilì che la condizione di schiavo  si ereditava  biologicamente per mezzo delle madri africane.

IMPRESCRITTIBILITÀ E DIRITTO ALLA RIPARAZIONE

In un punto chiave, l’Assemblea Generale riafferma che «i delitti relazionati con la tratta degli africani schiavizzati e la schiavitù razializzata degli africani non sono soggetti a prescrizione», in consonanza con un principio fondamentale presente in tutte le tradizioni giuridiche e morali africane: «i delitti non si prescrivono».

La risoluzione sottolinea che gli Stati sono responsabili dei fatti internazionalmante illeciti e hanno l’obbligo di riparare integralmente il danno provocato

Per questo esorta gli Stati membri a intavolare «un dialogo inclusivo e di buona fede in materia di giustizia riparatrice», che includa:

- scuse piene e formali

-misure di restituzione, indennizzo, riabilitazione e soddisfazione

-garanzie di non ripetizione

-modifiche di leggi, programmi e servizi per combattere il razzismo e la discriminazione sistemica

-il ruolo delle donne e la lotta per la memoria

Il testo riconosce il «carattere eccezionalmente generizzato» della tratta degli schiavi  che sottometteva  sistematicamente le donne e le bambine africane a «violenza sessuale, riproduzione, servitù domestica e forme di sfruttamento specifiche per ragioni di genere».

Denuncia l’applicazione del principio /partus sequitur ventrem/ come un meccanismo che vulnerava i loro diritti riproduttivi e le sottometteva «alla riproduzione forzata per generare mano d’opera schiava».

La risoluzione segnala la resistenza attiva degli africani e afro-discendenti sin dal principio, menzionando «la tradizione abolizionista africana che rimonta a circa sei secoli fa», le prime azioni di resistenza, la diplomazia statale le lotte armate e la risorsa strategica ai tribunali per rivendicare i diritti umani e la dignità.

MISURE CONCRETE

L’Assemblea Generale sollecita il Segretario Generale perchè rinforzi il coordinamento in materia di commemorazione, educazione e investigazione sulla schiavitù e le sue sequele.

Incita gli Stati membri a promuovere programmi educativi integrali, iniziative di preservazione della memoria storica e investigazioni accademiche, così come appoggiare  le iniziative di riparazione fomentate dall’Unione Africana e dalla Comunità dei Caraibi.

In un gesto di portata concreta, la risoluzione chiede «la restituzione immediata, senza imbrogli e senza costo alcuno dei beni culturali, degli oggetti d’arte, monumenti, pezzi da museo, artefatti, manoscritti e documenti,  così come gli archivi nazionali che hanno valore spirituale, storico e culturale per i paesi d’origine.

L’ approvazione di questa risoluzione si produce nel contesto del Secondo Decennio Internazionale degli los Afrodiscendenti (2025-2034) e a pochi mesi dal centenario della Convenzione per la Soppressione della Tratta degli Schiavi e la della Schiavitù (1926).