OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Jose M. Correa

Come profeti di sciagure dall’altro mondo, Donald Trump e la sua banda lanciano messaggi di desolazione e morte contro il popolo cubano. 
L’ Ordine Esecutivo del 29 gennaio dettato dal mandatario esala queste arie;
per gli emuli di Tánatos, l’ obiettivo è chiaro: convertire Cuba in una Numanzia moderna.
Per l’Isola, questo assedio non è nuovo. Convinti dell’appoggio della maggioranza del popolo alla sua Rivoluzione, dai suoi albori gli Stati Uniti si sono impegnati a scavare tra le fondamenta del nuovo potere per indurre alla ribellione. 
La strategia è stata invariabile: debilitare la vita economica per provocare fame, disperazione e il crollo del Governo. Una politica freddamente concepita per ridurre il popolo cubano in miseria. 
Il 6 aprile del 1960, il memorandum di Lester D. Mallory, allora vice segretario di Stato aggiunto per i Temi Interamericani, aveva definito così l’anima di questa guerra. 
Poco dopo, nel giugno del 1960, il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz
apparve alla televisione cubana per denunciare che, per istruzioni di Washington, le compagnie straniere pretendevano di boicottare il rifornimento  del petrolio. 
La riduzione del rifornimento di combustibile, il rifiuto di raffinare il petrolio sovietico, l’eliminazione della quota dello zucchero, furono solo il preambolo di quello che è diventato il genocidio più prolungato della storia. 
Il 7 febbraio del 1962, entrò in vigore l’Ordine Esecutivo
3447, firmato dal presidente John F. Kennedy il giorno 3, che rese ufficiale il blocco, invocando la «Legge del Commercio con il Nemico» del 1917.
Quello era solo l’inizio. Ripassando la storia di questa guerra unilaterale, sembra che l’arsenale della malvagità di Washington è infinita.
Amministrazione dopo amministrazione si sono perfezionati i meccanismi di coercizione e assedio: dei 32 impegni della  «Operazione Mangosta» –il vasto piano terrorista disegnato dopo la sconfitta in Playa Girón–, 15 erano indirizzati esattamente contro l’economia dell’Isola. 
Dalla frustrazione, la superbia e l’odio sono nate leggi come la Torricelli e la Helms-Burton, o il Piano Bush, che le ha rinforzate. Durante il suo primo governo Trump ha dettato 243 misure ostili, una politica alla quale Joe Biden ha dato continuità, alla faccia delle sue promesse elettorali. 
Ora, la Casa Bianca si propone di portare l’aggressione a una perfezione chirurgica, pretendendo di non lasciare spazi aperti: ma non è tanto facile vincere i cubani. 
Una frase recente del mandatario statunitense lo dice tutto: «L’unica opzione che resta è entrare e distruggere Cuba».
Durante più di sei decenni di guerra economica imposta dalla potenza più grande del mondo, il progetto cubano ha dimostrato una resilienza straordinaria, raccogliendo conquiste in tutti gli ambiti che sfidano la logica del’assedio. (GM/ Granma Int.)