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Ex presidente Uribe della Colombia. Photo: Prensa Latina

La giudice colombiana Sandra Heredia ha comunicato pubblicamente la sentenza che dovrà scontare  l’ex presidente Álvaro Uribe (2002-2010) dopo la sentenza che lo ha dichiarato colpevole dei reati di ricatto dei testimoni e frode processuale. 
Anche se la Pubblico Ministero  Marlene Orejuela ha chiesto una pena di nove anni di carcere, Heredia ha precisato che l’ex governante potrà scontare la sua condanna in casa sua e non dietro le sbarre.
«L’accusato, indistintamente dalla pena imposta, ottiene la prigione domiciliare in sostituzione del carcere, accogliendo l’accettazione pacifica del corpo collegiato sul particolare stabilito», ha detto la giudice. 
Dopo la lettura della sentenza di condanna in prima istanza, con l’ammontare della condanna e la pena di privazione della libertà imposta a Uribe, il suo staffa legale ha disposto di cinque giorni abili per appellare con il fine di annllare la sentenza. 
In accordo con gli analisti, la querela sarà indirizzata al Tribunale Superiore di Bogotá, dove si sottoporrà al criterio di vari magistrati.
L’avvocato Jaime Granados, che guida la difesa del ex capo  di Stato,ha assicurato ai media locali che presenteranno l’appello con l’obiettivo d’impugnare la decisione di Heredia.
Il processo contro Uribe ha segnato un precedente di grande significato per il paese, perchè è la prima volta nella storia che un ex governante viene dichiarato colpevole di  reati penali. 
Il risultato del processo ha ravvivato le tensioni tra la Colombia e gli Stati Uniti e lo stesso mandatario, Gustavo Petro, ha chiesto all’ambasciata degli USA “di non intromettersi nella giustizia” del suo paese.
Il capo di Stato ha sollecitato dalla Corte Costituzionale e dal Tribunale Supremo di respingere le dichiarazioni del Segretario di Stato, Marco Rubio, definendo come una presunta strumentalizzazione politica del potere giudiziario colombiano la condanna emessa contro Uribe Vélez.
«Perchè la Corte Costituzionale, attraverso il suo presidente, no si alza e dice che questo paese è indipendente e sovrano, e che qui si rispettano i giudici e le giudici? O noi stiamo tornando ad essere una colonia? E perchè non lo fanno anche la  Corte Suprema e tutto il potere giudiziario?», ha sostenuto.
La genesi del caso contro Uribe rimonta al 2012, quando l’ex mandatario denunciò il senatore Iván Cepeda per, si presumeva, dare benefici a testimoni perchè segnalassero che l’ex presidente e la sua famiglia avevano vincoli con paramilitari. 
Dopo aver esaminato l’allegato, la Corte Suprema di Giustizia ha archiviato la denuncia e ha determinato que era Uribe che apportava false testimonianze  contro Cepeda.
Di fronte a questa situazione l’ex governante ha rinunciato al suo scanno di senatore per restarne fuori, permettendo che il suo caso passasse alla giustizia ordinaria, ma non fu processato.
Nonostante, il 16 gennaio dell’ anno scorso il procuratori delegato preso la Corte Suprema di Giustizia, Gilberto Villarreal, ha riaperto il caso e ha affermato che esistevano sufficienti elementi per imputarlo con accuse di ricatto di testimoni e frode processuale. ( GM/ Granma Int.)