OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: TELESUR

Il G9 vuole che i governi del mondo riconoscano che i popoli tradizionali sono le principali autorità quando si tratta
della conservazione delle biomasse e della protezione della diversità delle specie.
I leaders indigeni dei nove paesi che condividono l’Amazzonia, sabato 26 hanno annunciato la creazione del detto G9, «una voce unita  per influire nelle decisioni globali», nella cornice  marco della COP16 che si realizza in Colombia
Indígeni del Brasile, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador, Venezuela, Guyana, Guayana Francese e Suriname hanno realizzato quello che i paesi riuniti nell’Organizzazione del Trattato di Cooperazione Amazzonica non sono riusciti a fare, cioè allinearsi  politicamente e cercare di coordinarsi. Inoltre coincidono che l’Amazzonia è un solo ecosistema.
È una «coalizione regionale (…) che aumenterà la pressione sui governi di tutto il mondo  per far sì che prendano misure  climatiche (…) in un’agenda comune da portare  alla COP30 del Brasile l’anno prossimo», ha spiegato in un comunicato la ONG 350.org.
L’esigenza principale del gruppo «è che i governi di tutto il mondo riconoscano che i popoli tradizionali sono le principali autorità morali quando si tratta di conservare le biomasse, proteggere la diversità delle specie e regolare il clima».
I popoli amazzonici hanno gridato per  «la conservazione della biodiversità», il rispetto dei loro diritti nel territorio e un
«finanziamento diretto» pagando il loro ruolo come guardiani della natura.
La presentazione del G9 avviane quando i negoziati su un nuovo organismo per riconoscere i diritti delle comunità originarie sono in discussione.
Nel testo si ricorda che grazie ai popoli indigeni si conserva circa l’80% della selva amazzonica, una della zone con la maggior biodiversità del pianeta.
Senza dubbio, «i popoli amazzonici continuano a soffrire persecuzioni e tentativi di cancellare la loro presenza», ha  affermato la ONG 350.org. (GM/Granma Int.)