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I paesi più poveri del mondo sono più propensi a coinvolgere i bambini in questi tipi di attività, precisa l’ultima relazione della Unicef sul lavoro infantile. Foto: NEWS.UN.ORG 

Immagina che le memorie dell’infanzia siano a scale di grigi…nessun divertimento ma sì in cambio molto lavoro, abusi, responsabilità economiche, pressione familiare, infelicità…
Sono circa 160 milioni i bambini in tutto il mondo che convivono con questa realtà che si è aggravata tra il 2019 e il 2023, con in più otto milioni di bamabini in queste condizioni di vulnerabilità, secondo i dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef, la sua sigla in inglese).
Il più frequente è il lavoro infantile di bambine di 5-11 anni e ragazzi tra 15-17 anni. Allarmante.
Di fronte alla necessità di formare coscienze sull’importanza del problema, con il fine di sradicarlo, ogni 12 giugno si celebra il Giorno Internazionale contro il Lavoro Infantile, una data scelta nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT).
Unicef e OIT comprendono nel concetto di «lavoro infantile; quello che viene realizzato da persone troppo giovani (minori di 15 anni) perchè questo ostacola il loro sviluppo fisico, mentale, educativo o sociale. 
Anche se esistono meccanismi che stabiliscono i diritti dei bambini, l’età minima d’ammissione d’impiego, la proibizione e l’azione immediata per le peggiori forme di lavoro infantile, ci sono regioni dove la situazione è specialmente grave, come nell’Africa sub sahariana.
I paesi più poveri del mondo sono i più propensi a coinvolgere i bambini in queste attività.
L’ultima relazione della Unicef sul lavoro infantile, realizzata nel 2023, informa che la povertà costituisce uno dei fattori che provocano queste violazioni, anche se non le giustifica.
Questi dati sottolineano l’imperiosa necessità d’accescere le azioni per realizzare la meta  8.7 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile
(ODS).
Il segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI), Luc Triangle, ha dichiarato che «il mondo ha fatto la promessa a bambini e bambine di porre fine al lavoro infantile per i l2025», anche se le cifre segnalano il contrario.
In Cuba, l’ordinamento giuridico raccoglie la premessa assoluta della proibizione del lavoro infantil, che condanna e osserva con precisione i principi trattati dalla OIT e la Unicef, nella  Costituzione della Repubblica, il Codice del  Lavoro e il Codice Penale.
L’Isola difende il suo sviluppo come territorio libero dal lavoro infantile, nonostante le avverse contingenze economiche e avendo come priorità il benessere dei bambini.
Senza dubbio, in piano internazionale, anche se c’è stato un progresso nella sensibilizzazione e la lotta contro questo fenomeno,  il lavoro infantile persiste ancora, spogliando  milioni di bambini dalla possibilità di un futuro migliore, sfidando gli sforzi collettivi e impegnando la dignità e il potenziale della gioventù mondiale. ( GM/Granma Int.)