OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Israele in qualche modo può ignorare o giustificare il carattere genocida delle sue azioni a Gaza. Photo: Reuters

«La storia avviene due volte: la prima come tragedia; la seconda, come farsa».
Questa è una frase nota e comincia così: /Il 18 brumaio di Luis Bonaparte/, opera di Karl Marx, e nel tempo molti autori l’hanno ripetuta.
Senza dubbio, spesso, la storia non si ripete solo come farsa ma come nuova tragedia con conseguenze ugualmente funeste.
Nel terreno dei paradossi, la storia non smette di sorprenderci. Negli anni ‘40 del secolo scorso gli ebrei divennero paria.
I nazisti commisero contro di loro uno spaventoso genocidio, più di sei milioni furono assassinati nei campi di sterminio.
Ora, senza dubbio, è lo stato d’Israele che converte in paria sè stesso commettendo un orrendo genocidio contro il popolo palestinese.
Il mondo guarda con spavento i bombardamenti sulla popolazione civile di Gaza che hanno ucciso milioni di persone, il 70% di loro donne e bambini. Si bombardano ospedali, scuole, negozi, ambulanze….
Come ha dichiarato Martin Griffiths, segretario generale aggiunto ai Temi Umanitari della ONU: «Gaza si è trasformata inun luogo di morte e disperazione. Non c’è acqua, non c’è scuola, ci sono solo i tremendi suoni della guerra, un giorno dopo l’altro».
Il Governo del Sudafrica di fronte a questo tipo di scenario, ha iniziato   procedimenti legali contro Israele nella Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia,l’organo giudiziario principale delle Nazioni Unite, precisando che questo Stato commette una grave violazione della Convenzione per la prevenzione del delitto di genocidio.
Affermano che le azioni d’Israele hanno l’intenzione specifica di distruggere la popolazione della Striscia di Gaza come parte del gruppo nazionale ed etnico palestinese più ampio e che queste atrocità sono patrocinate e comandate dallo stesso Stato.
Il governo di Benjamín Netanyahu, di fronte alla denuncia, ha reagito con indignazione, facendosi vittima. Argomentano che l’iniziativa sudafricana rappresenta una «diffamazione del sangue»: maniera di riferirsi alle  calunnie pronunciate contro gli ebrei durante il Medio Evo, quando erano falsamente accusati d’usare il sangue dei bambini cristiani in rituali di magia nera.
È un paradosso che Israele accusi altri d’antisemitismo, quando i palestinesi sono anche loro un popolo semita e vengono massacrati da loro.
Sono paradossi anche le gestioni per insediare la popolazione di Gaza in Congo « e questo manifesta una chiara volontà di pulizia etnica» quando, proprio al termine della II Guerra Mondiale il movimento sionista respinse la proposta di creare uno Stato israeliano in terre africane.
Ma ci sono altri paradossi. Nel 1948, il recentemente creato Stato d’Israele fu uno dei patrocinatori iniziali della Convenzione contro il genocidio, e dei primi a firmarla nel 1949, e poi a ratificarla nel 1950.
Fu un giurista polacco d’origine ebrea il primo ad utilizzare e definire il termine «genocidio»: Raphael Lemkin.
In qualche modo Israele può ignorare e giustificare il carattere genocida delle sue azioni in Gaza la cui portata - in accordo con la Convenzione - include uccidere o provocare un danno fisico grave e imporre deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocare la sua distruzione fisica.
La Convenzione precisa che non è necessario  sradicare completamente il gruppo perchè lo si consideri genocidio; è sufficiente avere l’intenzione di farlo.
Ê significativo che alti rappresentanti del Governo israeliano, includendo il primo ministro Benjamín Netanyahu, reiteratamente si sono riferiti ai palestinesi come ad  «animali umani», ed esprimono il desiderio di spianare Gaza.
Nel  novembre scorso, il ministro israeliano Amichai Eliyahu aveva ammesso che lanciare una bomba atomica sulla Striscia di Gaza era «una delle possibilità» considerate dal suo Governo.
I crimini contro il popolo palestinese non sono una cosa nuova; sono molto datati.  Nel 1979, il noto poeta cubano Luis Rogelio Nogueras andò a visitare quello che fu l’orrendo campo di concentramento di Auschwitz
–dove un milione d’ebrei furono sterminati–, e l’esperienza gli ispirò una poesia che giunge ora molto a proposito
/«Penso a voi, ebrei di Gerusalemme e di Gerico/ penso a voi, uomini della terra di Sion, che stupefatti, nudi e atterriti cantavate la hatikvah nelle camere a gas; / penso a voi e al vostro lungo cammino / dalle colline della Giudea / sino ai campi di concentramento del III Reich. / Penso a voi / e non posso comprendere / come abbiate dimenticato tanto presto il vapore dell’inferno»/. (GM/Granma Int.)