OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE

Nel 1661, dopo il restauro della monarchia inglese, il lord protettore Oliver Cromwell fu accusato di complicità nell’ esecuzione del re Carlo I d’Inghilterra e Scozia.  
Cromwell era già morto di malaria due anni prima, ma il fatto non impedì che la Sala dei Comuni condannasse a morte il suo cadavere.  La sentenza andava compiuta con assoluto rigore e allora il corpo fu tolto dal sepolcro, impiccato in una piazza di  Tyburn, e la testa appiccata a un palo per pubblica derisione.
Dalla fine del Medioevo agli inizi dei tempi moderni in Europa le esecuzioni in effige furono abituali. Queste si realizzavano quando l’accusato era assente, perchè era morto o ora profugo – e allora la sua presenza si sostituiva con un ritratto o un pupazzo.
Tra le personalità sottoposte a un pena simile ci fu Martín Lutero, che impulsò la Riforma religiosa in Germania, che nel 1521 fu processato in assenza dalla Santa Inquisizione, e condannato per eresia a morire bruciato vivo sul rogo.
Dato che all’epoca Lutero era fuggiasco, la sentenza si eseguì a Roma con l’uso di un pupazzo.
Altri famsi che neglianni successivi ricevettero condanne ulgualai in effigie furono il poeta e drammaturgo inglese Théophile de Viau, e il romanziere e saggista francese Donatien Alphonse François de Sade, più famoso come  Marchese  de Sade.
Un caso curioso fu quello del patriota ungherese Lajos Koussuth, che dopo la sua opposizione alle autorità degli Asburgo e la proclamazione dell’indipendenza dell’Ungheria, fu impiccato in effige nel 1851.

Anche se riuscì a scappare e vivere sino al 1894, questo non impedì che l’entrata a suo nome negli Archivi Biografici Tedeschi lo desse per morto nel 1851.
Può sembrare che questi eventi sono stati già superati dall’umantà, ma non è così. In questi giorni di conflitto bellico tra Russia e Ucraina il fantasma delle condanne in effige è tornato.
Per esempio: lo scorso 2 marzo una quercia di circa 200 anni piantata dallo scrittore russo Iván Turguéniev nella sua azienda paterna, è stata ritirata dal concorso “L’albero europeo dell’anno”, perchè gli organizzatori si sentivano «costernati dall’operazione russa in Ucraina».
Il giorno prima e per le stesse ragioni, l’Università Bicocca di Milano aveva annunciato la cancellazione del suo concorso educativo dedicato allo scrittore russo Fiódor Dostoyevski, deceduto nel 1881. Certamente, data l’intensa polemica al rispetto, la misura è stata revocata, ma gli animi in Italia non si sono raffreddati.
È appena stato riportato che il direttore della famosa Galleria degli Uffizi a Firenze ha condannato i richiami a demolire le sculture dei maestri russi e di chiudere il museo delle eicone di questo paese.
Questo  fanatismo simile è pericoloso; ma prima di queste «sanzioni» nel caso d’essere ancora vivi, chi sa se  Dostoyevski non avrebbe scritto a seconda parte del suo romanzo  L’Idiota, e Turguéniev un remake della sua opera di teatro Il tonto dl la fortuna.
Erasmo de Róterdam, il cui volume Elogio della pazzia è stato compreso nel detto Indice dei libri proibiti dalla Chiesa Cattolica forse si sarebbe animato anche lui a realizzare un’attualizsazione di quest’opera.
Ma queste non sono state le sole misure che suscitano perplessità: EA Sports, un distributore leader di giochi di consolle, PC e cellulari ha eliminato i prodotti russi del suo popolare video gioco, FIFA-22; mentre la Federazione Felina Internazionale ha proibito l’importazione di gatti provenienti dalla Russia: chi compra un gatto russo non potrà registrare il suo pedigree.
Visto il camino che prendono le cose, non stupirebbe che, per esempio, domani l’Unione Gografica Internazionale decida d’eliminare la Russia dalle sue mappe, in modo che paesi  come Kazaquistan e Mongolia, appaiano improvvisamente con coste nell’Oceano Ártico.
Certamente, comprendo che a qualcuno non piacciono i miei sarcasmi, ma di fronte a certe pennellate di barbarie che nella «colta Europa» sembrano endemiche, avverto che non sono stato l’unico a dedicarle.
Per esempio, raccontano che una volta chiesero al Mahatma Gandhi: Maestro, cosa pensa della civilizsazione occidentale?
«Credo che sarebbe una buona idea!», fu la sua risposta.
(GM – Granma Int.)