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Familiari e compagni dei 43 studenti spariti della scuola normalista in Ayotzinapa, nel settembre del 2014, realizzano una manifestazione per commemorare 43 mesi dalla loro scomparsa, a Città del Messico. Photo: AFP

L’agenzia Prensa Latina (PL) ha pubblicato che la commissione creata sulla scomparsa  dei 43 studenti di Ayotzinapa conta già  con la  ricostruzione dei fatti totalmente definita e chi vi ha partecipato,  come ha rivelato il vice segretario messicano di Governo, Alejandro Encina.
Il politico ha chiarito che i punti morti sono sempre dove furono portati ed ha avvertito che se terminano sei anni senza questa risoluzione diremo la verità, non abbiamo niente da nascondere, né fabbricheremo conclusioni.
Encina ha rilasciato queste dichiarazioni al quotidiano La Jornada, al quale ha rivelato che alle indagini fatte dagli Stati Uniti si stanno aggiungendo quelle sul gruppo delinquente coinvolto, cioè Guerreros Unidos.
Poi ha spiegato che i vicini stanno realizzando la loro rotta d’investigazioni sul narcotraffico e che non ci sono conclusioni sulla scomparsa dei giovani.
Come risposta alla domanda formale del presidente Andrés Manuel López Obrador alla vicepresidente statunitense Kamala Harris, il governo del paese vicino ha consegnato un primo pacchetto che ha permesso d’ampliare l’espediente.
Encinas ha rivelato che come passo seguente sono già fissati due punti nei quali  faranno  un intervento importante, che  per le condizioni della situazione non sarà un intervento che durerà alcuni giorni ma sarà più esteso, ma ha preferito non rivelare i luoghi per rendere agili le azioni, sulle quali ha commentato solo che si realizzeranno a Iguala y probabilmente nel municipio di Eduardo Neri, vicino a Cocula, ha chiarito PL.
Spiegando i passi avanti negli interrogatori dei detenuti che cercano il beneficio del criterio d’opportunità, ha segnalato che molti risultati li hanno ottenuti con questo processo e che i genitori degli studenti sono d’accordo con il metodo, ha aggiunto Prensa Latina.
Vari  detenuti dicono la verità a metà per evitare d’essere incolpati e questo si attribuisce al patto del silenzio, che è un patto di morte.
Nel  momento in cui si rompe l’impegno nel gruppo di delinquenti, si mette in pericolo non solo l’integrità fisica dei collaboratori, ma anche delle loro famiglie.  
Per questo motivo dal 2014 a oggi sono morti o sono state giustiziate 21 persone che hanno cercato di rompere il patto.
Se i detenuti non offriranno informazioni che portino a risultati, non godranno del beneficio del criterio d’opportunità che permette di ridurre in alcuni casi le loro condanne.
Nelle investigazioni, ha aggiunto, è stata un grave ostacolo la tortura applicata dalle autorità precedenti agli interrogati, perché ha permesso loro di restare in libertà.
Per questo «gli studenti sono stati oggetto di una seconda sparizione, perché si è cercato di cancellare ogni traccia e ogni loro orma con una verità storica che come abbaiamo provato non riguarda la verità dei fatti.
Tutti coloro che sono coinvolti saranno giudicati e non importa se sono civili, di corpi di sicurezza municipale, statale, federale o dell’Esercito. ( GM – Granma Int.)