Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE)dell’Ecuador ha respinto la richiesta d’annullamento dei voti scrutinati, fatta dal candidato presidenziale Yaku Pérez del partito politico Pachakutik.
«Il Plenum del CNE respinge la richiesta di paragonare un numero di suffragi delle schede degli assembleisti con i parlamentari delle Ande così come la dichiarazione d’annullamento dello scrutinio che non rientra nella cornice dell’Articolo 138 del Codice Democrazia », afferma Russia Today, citando la presidente dell’organo, Diana Atamaint, a proposito del reclamo presentato da Pachakutik.
Il Plenum del CNE si è riunito lo scorsovenerdì per attendere un ricorso d’obiezione posto da Pérez, para sollecitare la revisione di circa 20 000 schede della prima tornata delle elezioni per presunte «inconsistenze».
I risultati proclamati dal CNE hanno confermato che Andrés Arauz (Unes) e Guillermo Lasso (Creo-PSC) hanno ottenuto il passaggio alla seconda tornata.
Pérez, ha ottenuto la terza votazione più alta, ma insiste che c’è stato un presunto imbroglio che lo ha lasciato fuori dal ballottaggio.
Dal partido Pachakutik avevano segnalato precedentemente che la presunta frode è stata commessa per un presunto patto oligarchico tra Lasso, il suo alleato del PSC Jaime Nebot e l’ex presidente Rafael Correa, ha saggiunto RT.
Pérez, ha anche detto che c’è «una mano invisibile dal Belgio (dove risiede Correa) » che è intervenuta nelle votazioni perché ha aggiunto «non lgli conviene che Yaku passi alla seconda tornata».
In risposta, l’ex mandatario ha ricordato che il CNE è maneggiato da una ex militante del suo partito Pachakutik, e che le hanno impedito di partecipare a questa elezioni ponendo difficoltà sino alla fine per la presenza del “correismo”.
PROTESTE NEL CNE
La sessione del 26 febbraio è stata marcata dalle proteste dei simpatizzanti di Pérez, che hanno manifestato fuori dalla sede del CNE a Quito.
La giornata di proteste è trascorsa con alcuni disturbi.
Nel tardo pomeriggio i partitari di Pérez hanno tolto i cartelloni metallici installati dalle autorità per proteggere l’accesso all’organo elettorale e in risposta la Polizia ha represso i manifestanti con gli idranti di acqua a pressione e i gas lacrimogeni. (GM-Granma Int.)





