
Nonostante le dichiarazioni realizzate da diversi specialisti su un possibile cambio di politica della nuova amministrazione democratica in relazione a Cuba, il governo di Joe Biden dovrà affrontare una lobby anticubana «cresciuta» per l’appoggio del mandatario uscente, Donald Trump.
Un elemento da considerare nel nuovo scenario è la cifra record di dieci cubano- americani nel Congresso degli Stati Uniti.
Si tratta dei repubblicani Carlos Giménez, María Elvira Salazar e Nicole Malliotakis; Albio Sires, demóocratico di New Jersey, e dei repubblicani Mario Díaz-Balart, della Florida; Alex Mooney, dell Virginia Occidentale, e Anthony González, dell’Ohio.
Gli altri eletti sono i senatori Marco Rubio, per la Florida, e Ted Cruz, del Texas, due repubblicani ai quali si somma il democratico Bob Menéndez, di New Jersey.
L’inclusione di Cuba, posta nuovamente nella lista degli Stati che patrocinano il terrorismo, ha sempre contato con l’appoggio entusiasta di Marco Rubio e Ted Cruz. Dal 2017, Rubio ha consegnato a Rick Scott, allora governatore della Florida, un memorandum di due pagine che includono questa proposta.
Le azioni di pressione sono state costanti da parte dell’estrema destra cubano- americana e dei funzionari dell’amministrazione Trump.
Uno dei più «animosi» è stato Mauricio Claver–Carone, architetto della politica verso Cuba e Venezuela nella Casa Bianca, e attuale presidente del Banco Interamericano di Sviluppo, una sorta di eminenza grigia dietro a tutte le malvagità contro il popolo cubano.
Marcare l’Isola grande delle Antille, l’indomita, come «malvagia e terrorista» è stato considerato vitale per eliminare le misure di Obama e cominciare una spirale di azioni aggressive che sono terminate con la rottura del relazioni diplomatiche e sono giunte al di là. Inoltre è passata per la mente sovreccitata Di Carone, Rubio e compagnia, l’idea di un’aggressione militare, utilizzando una forza multinazionale e invocando il Tratato Interamericano d’Assistenza Recíproca (TIAR).
Il risultato elettorale ha fatto precipitare gli avvenimenti.
Di fronte alla sconfitta elettorale di Donald Trump, è diventato un obiettivo imprescindibile l’inserimento di Cuba nella lista dei paesi che favoriscono le attività terroriste, per porre in difficoltà qualsiasi azione d’avvicinamento tra Washington e L’Avana durante il governo del democrático Joe Biden.
La nuova amministrazione dovrà affrontare e vincere gli argomenti fondamentali utilizzati come pretesti per aggredire l’Isola: il nuovo inserimento di Cuba nella lista dei paesi che patrocinano il terrorismo, la manipolazione delle violazioni dei diritti umani, le accuse sul monopolio dei militari sull’economia e l’appoggio al Venezuela.
Questi elementi saranno la «il punto essenziale» del lobby anticubano di fronte a qualsiasi azione d’avvicinamento da parte di Joe Biden. Li utilizzeranno per ostacolare l’implementazione dei 22 strumenti bilaterali adottati e vigenti sui temi d’interesse comune, e frenare il dialogo di fronte alla possibile valutazione, da parte della Casa Bianca, del costo politico d’eliminare qualsiasi pretesto tra tutti questi.
La prima azione della lobby è già in corso. Secondo il Nuevo Herald, la recentemente eletta nel Congresso, María Elvira Salazar, ha iniziato la sua legislatura con un progetto di legge patrocinato anche da altri cubano-americani.
La proposta vuole condizionare l’uscita di Cuba dalla lista: «Il governo cubano dovrebbe liberare tutti i prigionieri politici e impegnarsi a realizzare elezioni libere e giuste».
Otto altri congressisti, includendo Mario Díaz-Balart, Carlos Giménez, Alex Mooney e Nicole Milliotakis, hanno patrocinato il progetto.
Carlos Giménez, ex sindaco di contea, recentemente eletto congressista, ha deto che «è ora che il Congresso faccia un passo avanti e dichiari,in forma permanente, che il regime comunista di Cuba è uno stato patrocinatore del
terrore».
Speriamo che con la nuova amministrazione non siano prioritari gli spurii interessi della minoranza anticubana che ha convertito l’infamia in affare, la sovversione contro Cuba in succosa industria, e l’immoralità nella guida politica. (GM – Granma Int.)





