OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Dopo il 1959 la politica degli USA contro Cuba rinforzò il suo corso ostile al di là del colore del partito al governo «nel gigante delle sette leghe». Illustrazione di Cubadiplomática.

Seguendo lo stesso corso, ma stavolta per motivi puramente «religiosi», giunsero i pellegrini con il Mayflower, in quella che divenne la Virginia nell’Anno Domini 1620, come resterà confermato dalla storia della nazione che nasceva.

Dieci anni dopo un missionario affermò che «per un disegno speciale del cielo», «se i nativi si comporteranno ingiustamente, i recenti arrivati avranno «il diritto di sferrare legalmente una guerra contro di loro e sottometterli».

Poi i grandi proprietari schiavisti e trafficanti si diedero una Costituzione che creò una repubblica, un governo e istituzioni capaci di servire coloro che si appropriarono della ricchezza, che crebbe rubando e massacrando le popolazioni autoctone e quelle schiavizzate con la mschera di un modello di democrazia che aveva adottato un nome che esplicitamente denunciava il suo destino: Stati Uniti d’America.

Nel   1845, il «mandato divino» –ricevuto già dal Mayflower– comprendeva l’idea del Destino Manifesto per il paese nato nel 1787, che non comprendeva tra i suoi cittadini nè gli indiani, nè gli schiavi, nè i poveri, nè le donne e si arrogava il diritto e anche l’obbligo di espandersi per portare la libertà e il progresso a tutto il continente, come affermò allora un giornalista di una rivista di Nuova York, per trasformarsi in un simbolo, ripetuto generazione dopo generazione sino ai nostri giorni.

E a sud del continente, il mar dei Caraibi, il cui controllo assicurava la sicurezza e la possibilità di vincolarsi al mondo e in questo mare nostrum Cuba, situata all’entrata del Golfo.

E anche se non erano stati formulati i concetti di geostrategia e geoeconomia, già John Quincy Adams li comprendeva metaforicamente e scriveva sulla «frutta matura» e, senza metafore, assicurava che: «Non c’è territorio straniero che si possa paragonare per gli USA con l’isola di Cuba… che quasi alla vista delle nostre coste è diventata d’importanza trascendentale per gli interessi politici e commerciali della nostra unione».

Quando nel 1823 fu annunciata dal già quinto presidente della nazione la Dottrina Monroe (L’America per gli americani), e con questa l’intenzione degli USA di non tollerare l’intervento europeo nel continente, si instaurò al nord delle Americhe una repubblica imperiale con la sua conseguente presidenza imperiale e pochi anni dopo anche la dittatura dei due partiti che si alternano al potere.

Alla fine del XIX secolo, gli USA intervennero nella guerra ispano-cubana e la trasformarono in quella che Lenin denominò «la prima guerra imperialista».

L’intervento nella guerra, convenientemente nominata ispano-americana, giustificata mediante l’inganno e la manipolazione dell’esplosione della corazzata nordamericana Maine, aperse le porte all’espansioneimperiale al di furi del continente.

Il politologo Zbigniew Brzezinski caratterizzò questa contesa come: «… la prima guerra di conquista degli USA al di fuori del suo territorio… e le rivendicazioni statunitensi di uno status speciale come unico guardiano della sicurezza del continente americano – proclamate precedentemenete con la Dottrina Monroe e giustificate poi con il preteso «destino manifesto» statunitense– si fecero più ferme partendo dalla costruzione del canele di Panama…»

Brzezinski si dimentica solamente che la costruzione del canale fu possibile grazie all’indipendenza di Panama dalla Colombia, molto «conveniente» per gli USA-

Al termine della guerra – possibile per la decisiva participazione dei mambí– erano state create le condizioni per far sì che l’impero con l’Emendamento Platt inaugurasse le misure poi denomínate neo colonialismo, applicate con la politica della Grande Garrota, di Theodoro Roosevelt, e del suo emendamento alla Dottrina Monroe, il denominato «corollario» secondo il quale se un paese latinoamericano-caraibico minacciava o metteva in pericolo i diritti o le proprietà di cittadini o imprese degli Stati Uniti, il governo doveva intervenire per ristabilire i diritti dei suoi nazionali «americani». Per realizzare lo stesso obbiettivo , con altri metodi, un altro Roosevelt (Franklin Delano) applicò la politica del Buon Vicino, a partire dal secondo decennio del secolo.

Con totale indipendenza dal colore del partito che governava negli USA (sette repubblicani e tre democratici dal 1898 al 1958), i loro rappresentanti e ambasciatori agendo come proconsoli, mantennero Cuba sottomessa all’impero : 25 anni con tre interventi militari (1898-1902, 1906-1907, 1917-1923); una Costituzione (1901), mutilata da un emendamento; brevi periodi di democrazia formale nei quali la partecipazione del popolo s’impose sino ad essere capace di darsi una Costituzione progressista (1940), e dittature feroci come quelle di Gerardo Machado (1924-1932) e Fulgencio Batista (1952-1958); che protetti dagli USA, massacrarono il popolo quando fu necessario «restaurare l’ordine» imperiale, e tutto il tempo con una corruzione generalizzata che permeava il paese e le sue istituzioni senza però riuscire a sottomettere il popolo e la sua ribellione.

Sconfitta la dittatura nel 1959, la Cuba indipendente iniziò la Rivoluzione nel mare nostrum di un impero solido. Sull’ America Latina e i Caraibi, sempre considerati il loro cortile posteriore , gli USA avevano assicurato dalla guerra fredda, con la Dottrina Truman e i macartismo, meccanismi e istituzioni che garantivano l’assoluto controllo della regione: la Giunta Interamericana di Difesa (JID), il Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca (TIAR) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), la tristemente celebre Scuola delle Americhe (dal 1946), specializzata nell’addestramento di militari latinoamericani in tecniche che comprendevano la tortura, e ovviamente la CIA.

La Rivoluzione cubana trionfa in quello che l’impero c0nsiderava il suo emisfero, realizzato alle spalle dell’Isola, senza consentimento, in un paese le cui principali ricchezze erano proprietà d’imprese di statunitensi, da quella elettrica, alle telefoniche, le alberghiere, dello zucchero, le banche e le raffinerie di petrolio dove si sperimentava tutto quello che dopo si sarebbe applicato nel mondo, dove andavano a bere se c’era «la legge secca» nel loro paese, a giocare se il gioco era proibito, a far abortire le loro donne, passare i fine settimana lontano da sguardi indiscreti in cliniche, alberghi o postriboli di lusso; dove sbarcavano i marins per calpestare la dignità delle cubane e dei cubani.

Dopo il 1959 la politica degli USA contro Cuba rinforzò il su corso ostile al disopra dei colori del partito che ha governato nel «gigante delle sette leghe» e, durante il mandato dei 12 presidenti imperiali, dal 1º gennaio ad oggi, cinque democratici (Kennedy, Johnson, Carter, Clinton e Obama) e sette repubblicani (Eisenhower, Nixon, Ford, Reagan, Bush –padre e figlio – e Trump) sono state pianificate ed eseguite dai loro governi o da sicari sotto la loro protezione , 681 azioni terroriste, tra le quali si comprende l’invasione di Playa Girón, l’esplosione dell’aereo della Cubana in Barbados, ed anche l’attentato alla nostra ambasciata a Washington, con un costo di 3.478 morti e 2.099 invalidi.

I repubblicani cominciarono dal marzo del 1959, le operazioni segrete sulla base della vecchia Legge del Commercio con il Nemico (del 6 ottobre del 1917), e iniziarono, con crudeltà e perversità il blocco economico, commerciale e finanziario che ogni anno tutti i presidenti statunitensi riattivano.

Ugualmente, hanno orchestrato campagne per rendere tese le relazioni con Cuba, comprendendo l’invenzione di una base di sottomarini nucleari sovietici nella baia di Cienfuegos, e «attacchi sonici» ai loro funzionari ; hanno finanziato, stimolato e permesso che organizzazioni terroriste agissero contro Cuba, come quella creata nel 1981 dalla CIA, la Fondazione Nazionale Cubanoamericana .Hanno firmato un documento per la democrazia in Cuba, la Legge Torricelli, proposta da due democratici, che mette in evidenza la politica di Stato e non di partito delle relazioni, sino all’attuale mandatario, Donald Trump, che ha acuito i conflitti e moltiplicato l’uso del ricatto politico contro soci, amici o avversari.

I democratici nei loro turni hanno eseguito i piani d’invasione a Cuba di Eisenhower, che terminarono con la sconfitta dei mercenari in Playa Girón; fecero iniziare ufficialmente il blocco economico con l’ordine esecutivo No. 3447; alimentarono le tensioni che provocarono la detta Crisi d’Ottobre, che portò il mondo al bordo di una guerra nucleare; fecero in modo che la OSA approvasse una risoluzione sulla rottura delle relazioni diplomatiche con Cuba; provocarono le ondate migratorie di Camarioca e Mariel, e firmaronoprsino qualla che supropsosta dei repubblicanai fu chiamata Legge di Libertà e solidarietà democratica con Cuba, nota come Helms-Burton, che reiterò il carattere di Stato de della politica rispetto all’Isola grande delle Antille.

E anche se Obama nel 2016 chiese di lasciare il passato e « guardare al futuro», non gli fu possibile nascondere, mascherandolo, l’obiettivo della sua amministrazione: realizzare il desiderato «cambio di regime», che aveva già spiegato alla contro rivoluzione cubana a Miami: «È già ora che il denaro cubano americano gunga alle famiglie meno dipendenti dal regime di Castro».

Senza dare importanza a chi sarà presidente degli Stati Uniti nelle elezioni di novembre, una cosa è sempre evidente: la soluzione del conflitto Cuba – USA sarà possibile solo quando l’impero riconoscerà che la nostra Isola è una nazione libera, sovrana e indipendente.( GM – Granma Int.)