
Il Governo del Sudan con un Emendamento al Codice Penale, ha proibito la mutilazione genitale femminile, dove circa nove donne su dieci tra 15 e 49 anni sono state mutilate.
Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, Unicef, ha informato che la decisione è stata approvata dai Consigli Sovrani e Ministeriali il 22 aprile ed è stata definita come «l’inizio di una nuova era» per i diritti delle bambine del paese.
L’ agenzia Russia Today ha citato la riforma applicata all’articolo 141 che castiga con «tre anni di prigione e una multa o la chiusura delle installazioni chi commetterà il delitto d’eliminare, mutilare o modificare qualsiasi parte naturale che conduca alla perdita totale o parziale delle funzioni dei genitali femminili. Inoltre chiarisce che la misura si applicherà in tutti i luoghi in cui si realizzi questo procedimento, sia un ospedale, un centro di salute, un dispensario, una clinica o altro.
«Questa pratica non è solo una violazione dei diritti di tutte le bambine, è pericolosa e apporta gravi conseguenze alla salute fisica e mentale di una bambina», ha spiegato il rappresentante Unicef in Sudan, Abdullah Fadil.
Il funzionario ha incitato altri governi e comunità a prendere misure immediate che pongano fine a questa pratica.
La mutilazione genitale è conosciuta internazionalmente come una violazione dei diritti umani, ma senza dubbio, secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, il procedimento è sempre frequente in almeno 30 paesi. (GM – Granma Int.)





