
Abbiamo creato il tipo di Stato sovietico dando inizio con questo a una nuova epoca storica universale, all’epoca del dominio politico del proletariato, che è venuto a sostituire l’epoca del dominio della borghesia.
Senza teoria rivoluzionaria non ci può essere movimento rivoluzionario.
Non s’insisterà mai abbastanza su questa idea in uno dei momenti in cui alla predica di moda dell’opportunismo, si unisce l’inclinazione verso le forme più strette dell’attività pratica.
L’ideologia borghese è, per la sua origine, molto più antica dell’ideologia socialista, perchè la sua elaborazione è più completa e perché dispone di mezzi di diffusione incomparabilmente più forti
Il socialismo è l’eliminazione delle classi. La dittatura del proletariato in questo senso ha fatto tutto quello che era alla sua portata. Ma non si possono eliminare le classi in un solo colpo.
E le classi sono restate a resteranno durante l’epoca della dittatura del proletariato. La dittatura smetterà d’essere necessaria quando spariranno le classi. E senza la dittadura del proletariato le classi non spariranno. (...)
La classe degli sfruttatori, dei possidenti e dei capitalisti non è scomparsa né può sparire di colpo sotto la dittatura del proletariato.
Gli sfruttatori sono stati sconfitti ma non annichiliti.
Hanno sempre una base internazionale, il capitale internazionale, del quale sono una succursale. Hanno ancora, in parte, alcuni mezzi di produzione, hanno sempre denaro e hanno forti vincoli sociali.
Precisamente per la loro sconfitta, la loro forza di resistenza si è moltiplicata di cento e di mille volte.
L’«arte» dell’amministrazione statale, militare ed economica dà loro una superiorità, una superiorità molto grande, in modo che la sua importanza è incommensurabilmente maggiore della sua proporzione numerica nella popolazione. La lotta di classe che sferrano gli sfruttatori sconfitti dalla vittoriosa avanguardia degli sfruttati, ossia contro il proletariato, è divenuta incomparabilmente più accanita.
E non può essere differente se si tratta di una rivoluzione, se non si sostitusce questo concetto (come fanno tutti gli eroi della II Internazionale ) con illusioni riformiste.
Infine, la classe contadina, come tutta la piccola borghesia in generale, occupa, sotto la dittatura del proletariato, una situazione intermedia : da un lato rappresenta una massa di lavoratori abbastanza considerevole (e nelle Russia ritardata una massa immensa) unita dall’interesse, comune ai lavoratori d’emanciparsi dal possidente e dal capitalista; e d’altra parte sono piccoli patroni, proprietari e commercianti isolati.
Questa situazione economica provoca inevitabilmente la sua oscillazione tra il proletariato e la borghesia. E nelle condizioni della lotta, acuita tra questi ultimi, della rottura straordinariamente brusca di tutte le relazioni sociali di fronte alla massima abitudine del vecchio, dell’abituale, dell’invariabile così radicato precisamente tra i contadini e i piccoli borghesi in generale, è logico che osserveremo inevitabilmente tra loro evasioni da un campo all’altro, dubbi, virate, insicurezze, etc.
In relazione a questa classe – o a questi elementi sociali- incombe al proletariato
l’impegno di dirigere, di lottare per l’influenza su questa, condurre verso di sé chi dubita ed è instabile è quello che deve fare proletariato. (GM- Granma Int.)
Se confrontiamo tutte le forze o le classi fondamentali e le loro relazioni reciproche modificate dalla dittatura del proletariato, vedremo che illimitato assurdo teorico, che stupidaggine costituisce l’opinione piccolo borghese in voga tra i rappresentanti della II Internazionale, che si può passare a socialismo «attraverso la democrazia in generale». La base di questo errore risiede nel pregiudizio ereditati dalla borghesia, che «la democrazia» ha un contenuto assoluto indipendente dalle classi. Di fatto però la democrazia passa a una fase assolutamente nuova sotto la dittatura del proletariato e la lotta di classe si eleva a un grado superiore sottoponendo al suo dominio tutte e ognuna delle forme politiche.
Le frasi comuni sulla libertà , l’uguaglianza e la democrazia equivalgono nel fondo a una ripetizione cieca di concetti plasmati per le relazioni della produzione mercantile. Voler risolvere per mezzo di queste frasi comuni gli impegni concreti della dittatura del proletariato, significa passare su tutta la linea alle posizioni teoriche e di principio della borghesia.
Dal punto di vista del proletariato, la questione si propone solo così: liberazione dell’oppressione esercitata da quale classe? Uguaglianza tra quali classi?
Democrazia sulla base della proprietà privata o sulla base della lotta per la soppressione della proprietà privata? etc.
Nel suo Anti-Dühring, Engels aveva chiarito da tempo che la nozione di uguaglianza era stata modellata dalle relazioni della produzione mercantili;
l’uguaglianza si trasforma in pregiudizio se non si comprende come abolizione del classi. Questa verità elementare relativa alla differenza del concetto democratico -borghese e quello socialista sull’uguaglianza è costantemente dimenticata. Quando non lo si dimentica, risulta evidente che il proletariato, facendo crollare la borghesia, fa un passo più decisivo verso la soppressione delle classi e che per coronare questo il proletariato deve continuare la sua lotta di classe utilizzando l’apparato del Potere dello Stato applicando differenti metodi di lotta e di influenza, d’azione rispetto alla vinta borghesia e alla piccola borghesia vacillante.
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La coscienza della classe operaia non può essere una vera coscienza politica se gli operai non hanno l’abitudine di farsi eco di tutti i casi di arbitrarietà d’oppressione, di tutti gli abusi e le violenze, qualsiasi sia la classe danneggiata ; a farsi eco inoltre da un punto di vista socialdemocratico e da nessun altro.
La coscienza delle masse operaie non può essere una vera coscienza di classe se gli operai non apprendono – basandosi in fatti e avvenimenti politici concreti e inoltre, senza dubbio, anche attuali – ad osservare ognuna delle altre classi sociali in tutte le manifestazioni della loro vita intellettuale, morale e politica; se no non imparano a fare un’analisi materialista e un apprezzamento materialista di tutti gli aspetti dell’attività e della vita di tutte le classi settori e gruppi della popolazione.
Non si può essere un dirigente ideologico senza realizzare il lavoro teorico indicato, come non si può esserlo senza dirigere questo lavoro in accordo con le esigenze della causa, senza propagare i risultati di questa teoria tra gli operai e aiutarli a organizzarsi.
Il capitalismo si è trasformato in un sistema universale di soggiogamento coloniale e di strangolamento finanziario dell’immensa maggioranza della popolazione del pianeta, d aparte di un pugno di paesi «avanzati».
Il reparto di questo «bottino» si effettua tra due o tre potenze rapaci e armate sino ai denti (Nordamerica, Inghilterra e Giappone ), che dominano nel mondo e strascinano alla loro guerra tutto il pianeta, per la ripartizione del bottino.
Per rinnovare la nostra amministrazione pubblica dobbiamo imporci ad ogni costo come impegno: primo, apprendere, secondo apprendere, terzo apprendere e poi controllare che quanto appreso non resti ridotto a lettera morta o a una frase di moda (cosa che, non c’è motivo di nasconderlo, avviene con troppa frequenza nel nostro paese ), che quanto appreso si faccia effettivamente carne della nostra carne e sangue del nostro sangue, che giunga ad essere pienamente e veramente un elemento integrante della vita quotidiana.
In poche parole, non dobbiamo presentare le stesse rivendicazioni dell’Europa Occidentale borghese, ma quelle che può presentare con dignità e decoro un paese che ha assunto la missione di svilupparsi e farsi socialista.
Fonti:
→ Note di un pubblicista.
→ Che fare?
→ L’economia e la politica della dittatura del proletariato.
→ Chi sono «gli amici del popolo» e come lottano contro iSocialdemocratici.
→ L’imperialismo, fase superiore del capitalismo.
→ Vale di più poco e buono.
/Nota: Il quotidiano Granma ringrazia per la collaborazione, nella selezione di queste opere Romelia Pino, Ernesto Estévez e Victor Fowler.





