
L’ex presidente brasiliano e leader del Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, è uscito dal carcere dopo 580 giorni di ingiusta prigionia nella Sovraintendenza della Polizia Federale di Curitiba, nello Stato di Paranà, venerdì 8.
La su liberazione rappresenta una nuova vittoria dei popoli di Nuestra America e della solidarietà internazionale, un trionfo della giustizia e della verità di fronte all’offensiva della destra neoliberale nella regione.
Il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha definito questo fatto nel suo account di Twitter, come: «Una vittoria delle idee. La sconfitta della strategia imperiale e dei suoi lacchè», ed ha inviato abbracci «al combattenete instancabile che non ha mai ammainato la bandiere della dignità».
Inoltre ha considerato l’avvenimento come «un fatto e un trionfo dei popoli della solidarietà e della verità».
Il giudice federale Danilo Pereira Junior ha determinato la liberazione di Lula da Silva, in risposta alla richiesta della difesa dell’ex mandatario di fronte alla Giustizia Federale di Curitiba, dopo l’annullamento della reclusione dettato dal Supremo Tribunale Federale (STF).
Giovedì 7 i giudici del STF, con sei voli a cinque, seguendo il principio di presunzione d’innocenza, hanno deciso che una persona non può essere considerata colpevole sino a quando non sia dettata una sentenza finale, quando non ci sono più risorse giudiziarie in processo.
L’ex presidente sudamericano conta tuttavia con risorse pendenti e quindi ha ottenuto la libertà.
Davanti a una folla di persone raggruppate fuori dalla prigione, che cantavano l’Inno Nazionale de Brasile e mostravano la loro allegria per l’avvenimento, Lula da Silva ha detto pochi minuti dopo la sua liberazione: «Tutti i giorni voi eravate l’alimento della democrazia che io necessitavo per resistere a questa putrefazione dello Stato, a quello che hanno fatto a me e alla socità brasiliana (..) Loro hanno lavorato per criminalizzare la sinistra, il PT e Lula (…)
Tutti devono sapere che loro non hanno recluso un uomo, loro hanno tentato di uccidere un’idea, e le idee non si ammazzano, le idee non scompaiono.
Tutti devono sapere che: «Io esco da qui senza odio. A 74 anni il mio cuore ha spazio solo per l’amore, perchè l’amore vincerà in questo paese, non l’odio (…).
Io esco di qui con il più forte sentimento di gratitudine che un essere umano può sentire per un altro ed è quello che io provo per voi (…), con la volontà di provare che questo paese può essere davvero molto migliore, con un Governo che non dica tante menzogne in Twitter, come fa Bolsonaro.
Vi sarò eternamente grato e sarò fedele alla lotta che voi rappresentate».
A questa nobile causa hanno unito le loro voci personalità sociali e milioni di brasiliani, nei 19 mesi di prigionia di Lula, dopo un processo giudiziario denunciato per le sue molteplici irregolarità .
Il popolo cubano ha partecipato alla campagna internazionale per «L’annullamento dei processi contro Lula», e in soli 13 giorni , nel mese di ottobre, ha raccolto più di due milioni di firme in reclamo della sua libertà.
Lula è libero, ma la lotta per la verità continua. Uscire dalla prigione non annulla la condanna e non gli restituisce i diritti politici.
Il leader brasiliano dovrà continuare la battaglia per la giustizia definitiva con l’appoggio dei popoli del mondo.
In prima linea, fedele alla sua vocazione internazionalista e solidale, il nostro popolo continuerà a difendere la sua nobile causa.
Nel contesto
* Il 1º gennaio del 2019 il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, si era riferito ai circoli del potere di Washington che pongono in pratica da più d un decennio metodi di guerra non convenzionali, per impedire la continuità o frenare il ritorno dei governi progressisti nella regione.
* «Hanno promosso processi giudiziari manipolati e motivati politicamente, così come campagne di manipolazione e discredito contro dirigenti e organizzazioni di sinistra, facendo uso del controllo dei monopoli sui media di diffusione di massa. In questo modo sono riusciti a rinchiudere in carcere il compagno Lula da Silva e lo hanno privato del diritto d’essere il candidato presidenziale del Partito dei Lavoratori, per evitare la sua sicura vittorie nelle ultime elezioni. Approfitto dell’occasione per chiamare tutte le forze politiche oneste del pianeta a reclamare la sua liberazione», aveva indicato Raúl.
*Nell’Incontro Antimperialista di Solidarietà per la Democrazia e contro il Neoliberalismo, Fernando González Llort, presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli ha consegnato a Gleisi Hoffmann, presidente del Partito dei Lavoratori del Brasile, le firme di più di due milioni di cubani per reclamare la liberazione dell’ex presidente del Brasile. ( Gm – Granma Int.)


