
La tragedia boliviana insegna con eloquenza che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari devono apprendere e registrare nelle loro coscienze per sempre.
Qui con una breve enumerazione, sulla marcia e come preludio a un trattamento più dettagliato nel futuro.
Primo:per quanto si amministri in modo esemplare l’economia, come ha fatto il Governo di Evo e si garantiscano la crescita e la ridistribuzione, il flusso degli investimenti e si migliorino tutti gli indici macro e micro economici, la destra e l’imperialismo non accetteranno mai un governo che non si pone al servizio dei loro interessi.
Secondo: si devono studiare i manuali pubblicati da diverse agenzie degli Stati Uniti e dai loro portavoce camuffati da accademici o da giornalisti, per poter percepire a tempo i segnali dell’offensiva.
Questi scritti invariabilmente risaltano la necessità di stroncare la reputazione del leader popolare, in quallo che nel gergo specializzato si chiama “assassinio del personaggio” (character assasination), definendolo ladro, corrotto, dittatore o ignorante.
Questo è il compito affidato a comunicatori sociali autoproclamati giornalisti indipendenti che a favore del loro controllo quasi monopolistico dei media, perforano il cervello della popolazione con queste diffamazioni accompagnate, nel caso che ci occupa da messaggi di odio indirizzati contro i popoli originari e i poveri in generale.
Terzo: realizzato quanto detto, giunge il turno della dirigenza politica e della cupola economica che reclamano “un cambio” e di mettere fine alla dittatura di Evo che, come ha scritto poco tempo fa l’impresentabile Vargas Llosa, è «un demagogo che vuole stare al potere in eterno».
Suppongo che starà facendo brindisi con lo champagne a Madrid, vedendo le immagini delle orde fasciste saccheggiando, incendiando, incatenando giornalisti ai pali, rapando a zero una sindaco e dipingendola di rosso, distruggendo le documentazioni delle elezioni del 20 ottobre per realizzare il mandato di don Mario e liberare la Bolivia da un maligno demagogo.
Cito il suo caso perchè è stato ed è l’immorale portabandiera di questo attacco vile, di questa fellonia senza limiti che mette in croce i leaders popolari, distrugge una democrazia e installa il regno del terrore a carico di bande di sicari assunti per maltrattare un popolo degno che ha avuto l’audacia di voler essere libero.
Quarto:entrano in scena le «forze di sicurezza». In questo caso stiamo parlando d’istituzioni controllate da numerose agenzie, militari e civili, del governo degli Stati Uniti.
Questi le addestrano, le armano, fanno esercizi congiunti e le educano politicamente.
Ho avuto l’occasione di constatarlo quando, invitato da Evo ho inaugurato un corso sull’Antimperialismo per ufficiali superiori delle tre armi.
In quell’opportunità sono restato sbalordito dal grado di penetrazione delle più reazionarie consegne nordamericane ereditate dall’epoca della Guerra Fredda e dall’ irritazione, nemmeno dissimulata, provocata dal fatto che un indigeno era presidente del loro paese.
Quello che hanno fatto queste forze di sicurezza è stato ritirarsi dalla scena e lasciare il campo libero alle incontrollate azioni delle orde fasciste, come quelle che hanno agito in Ucrania, in Libia, in Iraq, in Siria, per far cadere o cercare di farlo, come in qust’ultimo caso, i leaders molesti per l’impero e in questo modo intimidire la popolazione, la militanza e le stesse figure del governo.
Ossia, una nuova figura socio-politica: golpismo militare «per omissione», lascando che le bande reazionarie reclutate e finanziate dalla destra impongano la loro legge. Quando regna il terrore e di fronte alla mancanza di difesa del governo, l’esito eè inevitabile.
Quinto:la sicurezza e l’ordine pubblico non si dovevano assolutamente lasciare- in Bolivia - affidati a istituzioni come la Polizia e l’Esercito, colonizzati dall’imperialismo e dai suoi lacchè della destra autoctona.
Quando è stata sferrata l’offensiva contro Evo, è stata scelta una politica di pacificazione, di non rispondere alle provocazioni dei fascisti.
Questo è servito loro per sentirsi più forti e accentuare lo scontro. Primo, esigere il ballottaggio, poi parlare di frode e nuove elezioni, quindi elezioni, ma senza Evo (come in Brasile, senza Lula).
Poi la rinuncia di Evo; e finalmente di fronte alla sua riluttanza d’accettare il ricatto, seminare il terrore con la complicità della polizia e dei militari e forzare Evo a rinunciare. Da manuale, tutto da manuale.
Impareremo da queste lezioni? ( dal blog dell’autore /GM – Granma Int.)





