
L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha assistito con la famiglia, tutti immensamente addolorati, al funerale del nipotino di sette anni morto venerdì 1º marzo per una meningite.
E come non fosse stato sufficinte tanto dolore in uno dei momenti più tristi della sua vita, Lula ha ricevuto l’umiliazione d’essere scortato da un poliziotto con la mitraglietta da combattimento e il gilè con lo scudo della Miami Police, che ha espresso l’immagine di un paese precipitato nell’abisso dell’infamia.
Mettere fine a tanto dolore e a tanta ingiustizia è un dovere per tutte le persone degne di questo mondo, e il leader operaio ha vissuto un vero martirio per mano dei suoi nemici, che sono i nemici del popolo al quale ha dedicato tutta la sua vita .
«Se mi uccidono sarò un martire», ha detto quando lo hanno imprigionato ed ha ricevuto un ingiusta condanna che ha violato ogni precedente di giustizia.
Il General d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, nella manifestazione centrale per il 60º anniversario del trionfo della Rivoluzione, si è riferito al processo di destabilizzazione che è iniziato in America Latina contro i governi e i dirigenti di sinistra, situazione che ha apportato come risultato una serie d’ingiustizie, come la destituzione di Dilma Rousseff e la reclusione di Lula.
Fernando González Llort, presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, presentando la campagna di solidarietà «Lula libero già», nel XIII Seminario Internazionale sui Paradigmi Emancipatori, ha incitato a seguire le parole di Raúl e a trasformare la solidarietà con Lula in causa comune.
Una mostra del prestigio internazionale goduto dall’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, è la sua candidatura al Premio Nobel della Pace, nel cui processo, guidato dell’intellettuale argentino Adolfo Pérez Esquivel, per la quale sono state raccolte 600.000 firme, ha informato la nota giurista Carol Proner.
IL FUNERALE DEL NIPOTINO ARTHUR
L’ex mandatario brasiliano è stato trasferito sabato 2 con un elicottero nella sede della Polizia Federale di Parana e poi portato all’aeroporto di Bacacheri, dove lo hanno condotto con un aeroplano del governo.
Attorno al cimitero e crematorio Jardín de la Colina, circa 250 persone gli hanno inviato messaggi di solidarietà. Seguaci dell ex presidente hanno gridato e innalzato manifesti con le parole “Lula libero”.
Tra il gruppo dei familiari , amici e seguaci c’erano la ex presidente Dilma Rousseff e il politico Fernando Haddad, ex candidato.
Nel mezzo di tanta tristezza, Lula ha reiterato che, per il Brasile e per suo nipote, proverà la sua innocenza.
«I genitori non dovrebbero seppellire un figlio e un nonno non dovrebbe seppellire il nipotino», ha detto il leader metallurgico, riportato dalla presidente del Partito dei Lavoratori, Gleisi Hoffmann, che lo ha aveva visitato venerdì dopo la terribile notizia. ( GM – Granma Int.)





