ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Nel 1967 Félix Rodríguez, a sinistra, con il Che Guevara, prima del suo assassinio in Bolivia. Photo: AP

La presenza di un numeroso gruppo di agenti dell’Agenzia Centrale d’Intelligenza (CIA) d’origine cubana, infiltrati nel Ministero degli Interni della Bolivia per combattere la guerriglia del  Comandante Ernesto Che Guevara e dirigere le azioni criminali contro la sinistra, è stata ratificata di recente nelle rivelazioni di uno stretto collaboratore degli Stati Uniti che ha lavorato come capo  dei Servizi d’Intelligenza della Bolivia e del Dipartimento Tecnico della
la CIA a La Paz, tra il 1964 e il 1968.
Nel  documentario intitolato  /Operazione ción Gaveta 1964-1968 - La CIA in
Bolivia/, testimonianza o dell’agente CIA Ricardo Aneyba Torrico, questi afferma  che «erano i gringos quelli che comandavano in Bolivia, che tutto il terzo piano del Ministero di Governo era maneggiato da cubani di Miami (i vermi)  ufficiali e agenti della CIA ».
Le investigazioni storiche realizzate dagli esperti cubani  Adys Cupull e Froilán González, apportano elementi in questo senso, raccolti nei libri  /La CIA contro il Che /e/Senza dimenticare i crimini di  La Higuera/, dove si afferma che sono registrati non meno di 12 agenti della CIA d’origine cubana, con nomi e cognomi falsi, alcuni con precedenti di terrorismo.
Precisano  che all’assassinio del  Che e dei suoi compagni parteciparono attivamente tre di loro: Gustavo Villoldo Sampera, Félix Ismael Rodríguez Mendigutía e Julio Gabriel García García, con una carriera comune nella mafia terrorista anti cubana, che erano stati addestrati militarmente nelle basi degli USA e formavano parte della nomina della CIA che li aveva preparati in tecnica, infiltrazione, interrogatori, tortura, maneggio di esplosivi, intercettazioni di corrispondenza, comunicazioni telefoniche e persecuzione di persone.
Inoltre erano stati inclusi in qualche modo nelle relazioni della polizia per implicazioni e scandali di traffici illeciti di droghe in diverse parti del mondo, in alcuni paesi e regioni  dove avevano realizzato missioni criminali in nome della CIA e degli Stati Uniti.
Le prove però non furono mai «sufficienti» e uscirono sempre illesi dalla giustizia  nordamericana.
Un rapido percorso per il cammino dell’agente Gustavo Villoldo lo ubica
nel 1959 come collaboratore della polizia di Fulgencio Batista; un anno
dopo fu reclutato dalla CIA per  agire contro Cuba e due anni dopo era già l’agente principale dei gruppi d’infiltrazione e sabotaggio.
In Bolivia partecipò agli interrogatori e alle torture dei detenuti, si vantò pubblicamente d’aver preso a calci e picchiato il cadavere del Che e d’aver preso la decisione di mozzargli le mani.
Dal Brasile e dal Messico coordinò piani di attentati contro i funzionari diplomatici cubani; fu inviato come agente torturatore in Vietnam dalla CIA e in Honduras per la guerra sporca contro il Nicaragua.
Già nel  1978, il FBI aveva presentato ala CIA argomenti sulla sua partecipazione nel narcotraffico, denunciando  che un piccolo aereo di sua proprietà era scomparso, con a bordo due uomini dell’equipaggio d’origine cubana coinvolti nel traffico illecito di droghe.
Lo protessero e ignorarono le prove; cinque anni dopo stabilì un affare di vendita di crostacei che, come si denunciò, era una facciata per coprire la continuità del suo traffico di stupefacenti vincolato alla mafia.
A Fort Benning partecipò a un corso d’addestramento militare  assieme ai terroristi Luis Posada Carriles, Jorge Mas Canosa e Félix Rodríguez.
Quest’ultimo terrorista che si faceva chiamare Félix Ramos, nato a Cuba nel 1941, fu educato da uno zio,  José Antonio Mendigutía Silvera, ministro alle Opere Pubbliche di  Fulgencio Batista e uno dei suoi più vicini  collaboratori.
Il «Gatto» Félix, come lo si conosceva tra i capi di Miami e gli agenti della CIA prima di lasciare  Cuba nel 1960, aveva studiato nella Havana Military Academy; giunse in Florida, fu reclutato dall’agenzia e inviato al Canale di Panama per ricevere addestramento come terrorista.
La sua prima proposta fu un piano per assassinare  il Comandante in Capo,
Fidel Castro Ruz e immediatamente dopo si occupò d’infiltrare strumenti ed esplosivi per sabotaggi, e i rifornimenti alla contro rivoluzione interna, perchè appoggiasse l’invasione di Girón.
Un mese dopo la schiacciante sconfitta, si rifugiò in un’ambasciata da dove partì per Caracas,  in Venezuela e quindi per gli USA.
Fu precisamente Félix Rodríguez l’agente della CIA che alle dieci di mattna del 9 ottobre del 1967 ricevette il messaggio cifrato dei suoi capi con l’ordine di assassinare il Che e s’incaricò di farlo eseguire dopo le tredici, dopo aver cercato d’interrogarlo, maltrattandolo e dicendogli che lo avrebbe ammazzato, con un atteggiamento vile che anche gli stessi soldati boliviani disprezzarono.
Gli investigatori raccontano  che «l’agente de la CIA sparò anche sul corpo del Che».
Grazie al suo avallo d’assassino, lo stimolarono con la cittadinanza statunitense ; la CIA lo mandò in Perù nel 1968 a dare lezioni d’intelligenza e pattugliamento a un’unità di paracadutisti; lo mandarono in Vietnam del Sud per torturare e interrogare i prigionieri e l’agenzia lo decorò con la «Stella al valore ».
Negli ani’80 lo utilizzarono in operazioni e guerre sporche degli USA in Uruguay, Argentina, Brasile, Costa Rica, Honduras, Guatemala, El Salvador, Cile, Nicaragua e apparve coinvolto nello scandalo noto come Iran- Contras, accusato d’aver partecipato al traffico di armi e droghe in complicità con la CIA e i contras del Nicaragua.
Le sue ultime immagini pubbliche lo collocano a Città di Panama durante il Vertice delle Americhe, fuggendo ed entrando in un microbus di fronte alla risposta popolare alle sue provocazioni, con altri mafiosi e terroristi.
In  accordo con gli investigatori  Froilán González e Adys Cupull, l’agente della CIA che decise di mozzare le mani al Che si chiamava  Julio Gabriel García García, nato a L’Avana nel 1928, un uomo con deliri di grandezza e allucinazioni, che aveva lavorato con la polizia fascista  di Francisco Franco in Spagna e poi  nella polizia segreta di Batista. Fu lui che al trionfo della Rivoluzione trasferì parte degli Archivi del Burò di Repressione delle Attività Comuniste (BRAC), dov’era istruttore, all’ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana per il loro successivo trasferimento in questo paese.
In Bolivia s’installò nell’edificio del Ministero degli Interni e occupò quasi tutta l’area del terzo piano e assorbì il Servizio d’Intelligenza per i suoi fini.
Partecipò agli interrogatori e alle torture di contadini, leaders sociali e guerriglieri, utilizzando la violenza in forma selvaggia e lanciò persino dei guerriglieri da un elicottero.
Per la sua sanguinaria carriera ricevette la cittadinanza nordamericana e lo considerò «il più alto onore della sua vita».
Dopo aver fatto da consulente in diverse dittature militari in America Latina, terminò coinvolto in uno scandalo di narcotraffico al servizio della mafia di Miami, con alcuni guyanesi e terminò con  una perquisizione del FBI nella sua residenza  e una pistola in bocca.
La paura gli provocò un pre-infarto, si ammalò e gli amputarono le due gambe.
Villoldo e Rodríguez furono tra i pochi che parteciparono al suo funerale e dovettero aiutare la vedova a pagare le spese perché questa si lamentava che la CIA lo aveva abbandonato e a nulla erano serviti 22 anni nell’agenzia.
A 51 anni da quei fatti il Che immortale, latino americano e universale, illumina un futuro ottimista e ribelle di fronte alle ingiustizie e ai crimini dei mafiosi e degli agenti di oggi che, come quelli di ieri non hanno altro futuro che il disprezzo, la condanna e la dimenticanza. (GM – Granma Int.)