ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Cortesía del autor

Tonio Attino è un giornalista di Taranto, autore di “Generazione Ilva”,la storia della più grande industrializzazione siderurgica d’Italia.
Questo è stato un particolare che lo convinse, invitato a parlare di Ilva, di quello che è stato l’altro immenso polo siderurgico europeo: *Esch sur Alzette*, in Lussemburgo, e a scrivere un libro sull’emigrazione e sulla Jeunesse, la
squadra dei minatori che rese grande il sud del Granducato.
Attenzione però. “Il Pallone e la Miniera –(editore Kurumuni)  storie di calcio e di emigranti” non è un libro sul calcio e neanche una delle tante pubblicazioni sull’emigrazione. È un libro che fonde le due cose e ce le fa vivere come un romanzo struggente, commovente, bello e nostalgico.
Perché a Esch “il calcio era il prolungamento della fabbrica e la fabbrica il prolungamento della miniera”.
“Il Pallone e la Miniera” è il racconto della Esch passata, ma anche di quella presente con un occhio al futuro. La sindaco *Vera Spautz*, che ha sposato un umbro di Gualdo Tadino, spera di ridare un’identità a questa zona ormai non più industrializzata e confida nel nuovo progetto universitario e nel futuro Ospedale del Sud.
Che esempio si prende? Semplice: la Jeunesse e l’operazione tentata dal gualdese Barboni per ricostruire “un club operaio senza gli operai, senza dimenticare il passato”.
Insomma un libro che arricchisce per la bravura dell’autore, perché c’è tanta Gualdo Tadino dentro, ma anche perché è sacrosanto quello che ci ricorda Attino: “Le miniere resteranno nel corredo genetico di tutti”.
Figuriamoci in quello dei gualdesi, in Umbria, a Gualdo Tadino, che abbiamo risposto all’invito dell'Amministrazione locale per andare a presentare il libro di Attino e il film-documentario “Terre rouge” ispirato dal libro che è una storia
d’emigrazione italiana in Lussemburgo, negli anni tra i '40 e i '50, di giovani che scappavano dall'incubo della fame per inseguire il sogno del lavoro, di sudore e fatica nelle miniere e nelle acciaierie del Granducato, e di un improbabile riscatto attraverso il calcio.
La Jeunesse, in casacca bianconera come la Juventus italiana, era composta per metà da immigrati italiani che dal lunedì al sabato lavoravano sotto terra, e alla domenica giocavano a pallone. E vincevano, vincevano, vincevano: in 20 anni vinsero 13 scudetti.
E nel '74, in Coppa dei Campioni, pareggiarono 1 a 1 con il glorioso Liverpool, e l'allenatore del Liverpool a fine partita portò i suoi giocatori nello spogliatoio dei ragazzi della Jeunesse e disse: "Li vedete quelli? Quelli domani mattina scendono in miniera".
«Il nucleo originario di quella emigrazione di ragazzi proveniva dalla zona di Gualdo Tadino, e lì oggi c'è un Museo dell'Emigrazione. È per questo che siamo stati invitati: perché hanno scoperto il libro del mio amico. Quando Attino andò in Lussemburgo a raccogliere le informazioni per scrivere la storia, mi chiese se volevo andare a fare delle riprese. Io ci andai e con quelle riprese feci un film, e così oltre al suo libro portiamo anche il mio film», scrive Luigi Mezzacappa,
autore di Terre Rouge ch accompagna il Pallone e la Miniera, da leggere,  da vedere e da  diffondere.