ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Recep Tayyip Erdogan ha giurato come il presidente con più potere accumulato nel suo incarico dall’epoca ottomana.

A partire da ora, Erdogan, vincitore delle elezioni del 24 giugno scorso, guiderà il suo paese di fronte a un’opposizione decimata.

La giornata è stata carica di dettagli significativi. Erdogan ha giurato nella sede della Grande Assemblea Nazionle dove il colore del suo Partito islamista Giustizia e Sviluppo (AKP) domina.

Poi ha raggiunto il mausoleo di Atatürk, fondatore della Repubblica, che presto supererà in longevità nell’incarico e che pretende d’emulare come nuovo “padre dei turchi”.

Vale la pena risaltare che a Erdogan ci sono voluti undici anni per terminare il suo progetto politico destinato a instaurare una presidenza esecutiva forte, difficile da discutere e salva dalle minacce di colpi.

Il risultato basato in una sua proposta di riforma costituzionale sostenuta da più della metà dei votanti nel 2017, è un Governo in cui il nuovo leader controllerà la maggioranza in Parlamento e potrà nominare nella sua totalità il potere giudiziario.

Erdogan, il AKP e il suo socio parlamentare, e l’ultra nazionalista MHP, hanno difeso i cambi intrapresi come un incentivo per l’imprescindibile investimento straniero, la presa rapida di decisioni e la difesa della nazione.

Non è per caso che i turchi gli hanno offerto appoggio nelle urne con il 52,59 % dei voti, come presidente, e il 53,66 % per la coalizione AKP-MHP. ( GM- Granma Int.)