ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Il Messico ha vissuto il 1º luglio una giornata trascendentale nella quale sono stati eletti 3400 incaricati pubblici tra i quali il presidente del paese, 128 senatori, 500 deputati, otto governatori e il capo del Governo di Città del Messico.

Pochi minuti prima d’esercitare il suo diritto al voto, Andrés Manuel López Obrador (AMLO) –il candidato favorito– ha dichiarato alla stampa che si deve realizzare una trasformazione nel paese, ma in maniera pacifica, con un cambio ordinato e profondo, cominciando dall’eliminazione della corruzione.

«Questo è un giorno storico. Il popolo del Messico va a decidere liberamente chi dovrà guidare il governo per i prossimi sei anni e noi rappresentiamo la possiblità di un vero cambio, di una trasformazione e per questo oggi è un giorno importante», ha assicurato.

AMLO, di 64 anni, ha terminato la sua campagna lo scorso mercoledì nello Stadio Atzeca davanti a decine di migliaia di persone.

È stata la terza occasione nella quale ha aspirato alla presidenza, che ha ottenuto di fronte a Ricardo Anaya, che dirige una coalizione formata dal PAN, il PRD e il Movimento Cittadino e José Antonio Meade, candidato del Partito

Rivoluzionario Istituzionale (PRI).

Questo è stato considerato uno dei processi elettorali più convulsi e violenti della storia di questo paese, con un saldo di 145 politici assassinati dal settembre del 2017 sino ad oggi.

Di loro 48 erana pre - candidati o candidati.

Politici di varie parti del mondo tra i qualai le ex presidenti Dilma Rousseff, del Brasile, e Cristina Fernández de Kirchner, dell’Argentina, hanno dichiarato che la vitoria di López Obrador rappresenta una speranza non solo per il Messico, ma per tutta la regione. ( GM- Granma Int.)