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Oggi il mondo accoglie con beneplacito il documento congiunto emesso alla fine del pomeriggio di venerdì 27 da Pyongyang e Seúl. Photo: Prensa Latina

Fidel non si allontanò dalla realtà quando spiegò in una delle sue Riflessioni la gravità «di un fatto così incredibile e assurdo come la situazione creata nella penisola della Corea, in un’area geografica in cui si raggruppano quasi 50.000 dei 70.000 milioni di persone che in questo momento abitano il pianeta».
In quel momento, il 4 aprile del 2013, un incontro faccia a faccia tra i Capi di Stato delle due nazioni della penisola coreana era, chissà, impensabile, anche se ieri è diventato una realtà.
Il leader della Rivoluzione cubana aveva analizzato allora che: «Se là scoppiava una guerra, i popoli delle due parti della Penisola sarebbero stati terribilmente sacrificati senza alcun beneficio per loro. La Repubblica Popolare Democratica della Corea è stata sempre amichevole con Cuba come Cuba è stata sempre e continuerà ad esserlo, con lei».
Oggi il mondo accoglie con beneplacito il documento congiunto emesso alla fine del pomeriggio di venerdì 27 da  Pyongyang e Seúl
Questo precisa che sia il Maresciallo  Kim Jong-un, come il presidente Moon Jae-in promuovono che i loro rispettivi territori saranno liberi dalle armi nucleari, ha indicato  PL.
Anche se il testo non precisa la data, stabilisce che prima della fine dell’anno si dovrà realizzare quel che è stato denominato “una fine permanente della guerra” che terminò in un armistizio nel 1953.
I due dignitari hanno coinciso su questo obiettivo poco prima di piantare un simbolico albero di pino proprio nell’area che separa i loro paesi. Con l’acqua di fiumi delle rispettive nazioni, tutti e due hanno annaffiato la pianta.
Il testo inoltre rivela che i due Capi di Stato pianificheranno riunioni con gli Stati Uniti e possibilmente con la Cina, con il fine di dichiarare la fine di una guerra e stabilire un regime di pace permanente e solida». (GM – Granma Int.)