
Sindacalisti, operai, indigeni, contadini, movimenti popolari e le delegazioni dei popoli dell’America Latina presenti a Lima, si sono riuniti in Piazza di Marte per condannare l’ingerenza degli Stati Uniti nella regione e centinaia di peruviani circondati da un forte operativo della polizia hanno percorso per più di due ore il municipio centrale di Jesús María.
I manifestanti hanno reclamato la liberazione dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, e che termini la persecuzione politica contro i leaders di sinistra latinoamericani e dei Caraibi.

Il segretario nazionale della Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù, Gerónimo López, aveva assicurato la stampa cubana che la marcia si sarebbe mantenuta nonostante l’assenza del presidente Donald Trump, con l’obiettivo di denunciare le politiche aggressive degli USA contro i movimenti progressisti.
Il leader dei giovani Ernesto Rojas ha detto a Granma che il Congresso peruviano aveva approvato uno spiegamento di 500 poliziotti per garantire la presenza de suoi rappresentanti nel VII Vertice.
«Disgraziatamente abbiamo un sistema di governo che lo permette», ha aggiunto.
Il giornalista peruviano Carlos Rombambil ha riferito che i peruviani mostrano la loro condanna dell’impero, che provoca sempre più danni, negli ultimi tempi, all’umanità.
«Non possiamo dimenticare quello che sta succedendo nel mondo, l’aggressione permanente contro il Venezuela e Cuba, con la OSA come punta di lancia di queste aggressioni contro i governi progressisti della regione», ha sostenuto.
«I movimenti sociali devono restare svegli per fare il necessario e dimostrare che non siamo d’accordo con le ingerenze», ha detto ancora Rombambil.
Nella giornata di giovedi si sono svolte le sessioni dei Forum paralleli dei giovani, degli imprenditori e dei parlamentari. ( GM – Granma Int.)





