ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Lenny Bottai nasce nel luglio del 1977 in un quartiere operaio e popolare di Livorno, città che nel 1921 è stata la culla del Partito Comunista d'Italia.
All'età di 14 anni si avvicina al mondo della boxe, disciplina sportiva che lo accompagnerà nel corso della sua vita e che gli regalerà molteplici titoli e soddisfazioni.
Sin da subito mette in mostra buone qualità e i risultati ai vertici nazionali non tardano ad arrivare ed è campione under 16 e under 18.
Simultaneamente al talento per il pugilato crescono in lui la coscienza politica e la militanza comunista, e proprio la sua fede politica e la sua natura ribelle e incline alla polemica inizia a infastidire i vertici della Federazione.
A 20 anni, durante una finale nazionale, subisce una immotivata squalifica e per protesta si allontana dalla boxe.
Dopo ben sette anni d’inattività, Lenny decide di rimettersi in gioco e tornare a calcare il ring, ma il primo round lo dovrà combattere contro se stesso: essendo arrivato a pesare oltre 100 Kg. dovrà fronteggiare mesi di fatica e abnegazione per tornare in forma, ma il risultato è stupefacente: Lenny affronta e vince un incredibile numero di match in pochi mesi.
Esordisce nel professionismo a 30 anni e per la critica sportiva è “troppo vecchio”: gli addetti ai lavori profetizzano per lui una breve carriera, il gap da colmare appare troppo ampio.
Lenny ancora una volta stupisce tutti sfoderando un ruolino di marcia eccezionale fatto di sfide al fulmicotone con campioni in ascesa arrivando, dopo solo un anno e mezzo, a disputare il primo Titolo Internazionale della IBO.
Opposto a lui il favoritissimo campione turco-tedesco Uzun che viene battuto nettamente ai punti.
Accede quindi al titolo italiano che viene disputato proprio a Livorno contro il campione uscente Necchi. Lenny dopo una strenua battaglia vince grazie ad un atterramento alla nona ripresa.
Si apre per lui una lunga stagione di successi, con un Titolo Internazionale IBF, un Titolo Mediterraneo WBC ed un Titolo Intercontinentale IBF che gli farà guadagnare la semifinale del Titolo Mondiale a Las Vegas nel 2016, opposto al campione statunitense Jermall Charlo.
I suoi tatuaggi con falce e martello in bella mostra e le sue dichiarazioni a favore di Cuba e della sua Rivoluzione e contro l'imperialismo USA, com'era prevedibile gli varranno l'aperta ostilità degli organizzatori del Titolo Mondiale.
A Las Vegas Lenny trova un ambiente nemico: la camera assegnatagli ha brusche variazioni di temperatura e non è neppure possibile regolare l'aria condizionata posizionata al massimo e attiva notte e giorno; manca la palestra dove allenarsi e addirittura la bilancia per il peso.
Un vero e proprio calvario per un pugile che ha la necessità di pesarsi e allenarsi costantemente.
Al suo ritorno in Italia conquisterà il suo secondo titolo nazionale, ad accompagnarlo sul ring gli Assalti Frontali, gruppo musicale romano bandiera del movimento comunista in Italia.
Proprio da quelle riprese nascerà una nuova canzone ed un nuovo video.
Nel Febbraio del 2018 Lenny, all'età di 40 anni, lotterà per il titolo europeo nella città francese di Caen, una sfida arrivata forse fuori tempo massimo che il pugile livornese ha accettato perchè l’essenza di un combattente passa dall’accettazione di sfide in salita e perchè non crede al mito yankee del super campione, ma nel lavoro quotidiano di uomini semplici, coraggiosi e fallibili, che ci rappresentano.
Da Livorno sono partiti diversi pullman alla volta della città transalpina con  centinaia di tifosi, amici e compagni: 1300 Km di strada solo per stare al fianco del proprio campione e per incitarlo anche nella sconfitta. Non succede a nessuno nella boxe.
Questo dà la dimensione di cosa rappresenti Lenny Bottai, "il campione del popolo", nell'immaginario collettivo della sinistra in Italia.
Lenny ha sempre rivendicato apertamente le sue idee politiche comuniste ed anticapitaliste: è stato testimonial nelle campagne contro il blocco a Cuba e per la liberazione dei 5 Eroi cubani e spesso i suoi incontri si trasformano in una sorta di manifestazione politica con centinaia di bandiere rosse, striscioni con il volto del Che e canti rivoluzionari.
Ma insieme alle competizioni sportive ha sempre affiancato l'impegno militante al fianco delle lotte sociali.
A causa di ciò la Federazione Italiana lo ha messo sotto processo disciplinare per ben 3 volte.
Lenny è stato anche candidato in una coalizione che vedeva Rifondazione Comunista e altre forze della sinistra alle Elezioni Regionali Toscane del 2014 raggiungendo la cifra record di 2000 preferenze personali.
Attualmente Lenny ha un progetto sociale legato alla sua palestra nella quale oltre a fare un lavoro sociale di abbattimento dei prezzi, accoglie con progetti mirati ragazzi di case famiglia, migranti, persone con problemi di natura economica e con problemi di salute mentale.
Bottai è molto conosciuto anche per essere stato uno dei leader storici della tifoseria del Livorno Calcio, anch’essa notoriamente schierata politicamente e socialmente. È anche per questo che ogni volta che Lenny combatte non è soltanto una questione sportiva. Indimenticabile la sua maglia a sostegno dei cassaintegrati e contro il Jobs Act sfoggiata sul ring a Las Vegas.
In occasione del centenario dell'Unione Sportiva Livorno, Lenny ha combattuto davanti a quasi cinquemila spettatori.