ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
L’immagine è stata pubblicata dagli yihadisti nella rete sociale Telegram.

Il 3 gennaio un uomo ha pubblicato nelle reti sociali un’immagine di Nuova York assieme alla bandiera dello Stato Islamico, accompagnata dalla seguente frase: «Stiamo in casa tua».
La foto è stata usata per risvegliare un vecchio fantasma in una delle città più densamente popolate del mondo, il cuore finanziario degli USA.
L’inquietante istantanea segue la diffusione di una serie di cartoline con la minaccia di perpetrare attentati contro la Grande Mela.
Una delle più recenti mostra un estremista con un coltello in mano e la seguente scritta: È più economico d’una motosega».
A questo va sommato che lo scorso 11  dicembre  è avvenuta un’esplosione nel corridoio sotterraneo che vincola la stazione della metropolitana Times Square con il terminal degli autobus dell’Autorità Portuale in Manhattan.
Secondo l’agenzia RT la polizia ha arrestato il responsabile dell’esplosione e lo ha identificato come  Akayed Ullah, proveniente dal Bangladesh.
L’uomo di 27 anni, associato al EI, aveva una bomba legata al corpo, che è scoppiata ed ha ferito quattro persone. L’attaccante è quello che ha sofferto le lesioni più gravi.
Alcuni esperti dicono che le nuove incursioni del Daesh, acronimo del EI in arabo, negli Stati Uniti sono prodotte dal deterioramento della sua situazione in Medio Oriente, una specie di disperato tentativo per sopravvivere  e riprodurre i suoi embrioni. Dietro agli allarme diffusi dai media alla popolazione, si occulta una triste realtà.
Sulla bilancia del terrore con cui giocano  il EI e gli USA, ora c’è una foto e dall’altra invasioni militari, occupazioni, bombardamenti a civili e migliaia di morti.
Già si sa che la creazione del  Daesh ha le sue origini nell’invasione nordamericana del Medio Oriente e la fine di Saddam Hussein, nel 2003.
Fu dopo l’installazione delle forze statunitensi che molte milizie apparvero per combattere le truppe straniere.
Nulla giustifica il terrorismo, ma non si devono satanizzare nè giustificare le azioni se non si conoscono le loro origini e i precedenti.
Gli estremisti tentano di portare «il gioco» alle frontiere nordamericane come rappresaglia per quello che questa nazione  ha fatto nei loro territori, creando un circolo vizioso di violenza che sembra apportare benefici solo ai grandi poteri, sempre interessati a intrattenere le masse con un presunto nemico, mentre si violano i diritti delle maggioranze e si appropriano delle principali risorse del pianeta.
Molti hanno definito il EI come la plaga del XXI secolo.
Ma questa calamità è stata alimentata dall’odio che generano in Medio Oriente le invasioni,  le offensive militari, le occupazioni, il furto delle risorse naturali e umane da parte delle nazioni occidentali che « promettono di aiutarli», da secoli di colonialismo e da estremisti religiosi.
Ma la notizia di questa settimana, quella che genera i titoli in occidente, è la possibilità che la plaga stia «nella casa» degli statunitensi. ( Traduzione GM – Granma Int.)