ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

DA NANG.— I discorsi pronunciati nel Vertice del Forum di Cooperazione  Asia-Pacifico (APEC) dai presidenti degli Stati Uniti, Donald Trump, e della Cina, Xi Jinping, si sono situati agli antipodi di un mondo globalizzato.
Per maggior contrasto, pronunciati uno dopo l’altro, le allocuzioni dei due mandatari hanno lasciato intravedere una forma molto differente di vedere e di assumere questo mondo.  In conseguenza hanno lasciato sapori diversi in un auditorio che già se lo aspettava in qualche modo.
Trump ha parlato per primo ed ha avvisato che non firmerà grandi accordi che considera svantaggiosi per il suo paese e si è mostrato a sostegno dei trattati bilaterali, piuttosto che di quelli del multilateralismo.
In uno scenario ben disposto verso il libero commercio, l’integrazione e il multilateralismo, il governante statunitense  ha segnalato brutalmente che «non entreremo in grandi accordi che ci tengano ammanettati. Si sono perse molte opportunità per il beneficio mutuo perchè c’è gente della quale non ci si può fidare, che non segue le regole. Non possiamo e non lo permetteremo, non più», ha detto in tono d’ammonizione.
Trincerato nella sua consegna di «Gli Stati Uniti per primi», ha scartato gli accordi multilaterali come quello della APEC  (e allora perchè è venuto qui? Si sono chiesti in molti), o il Transpacifico di Cooperazione Economica,  che ha posto in crisi poco tempo dopo  il suo ingresso nella Casa Bianca e che proprio qui cerca di salvarsi dal naufragio.
Il multimilionario divenuto un politico ha assicurato che nel passato Washington aveva aperto la sua economia senza porre condizioni, un atteggiamento, secondo lui,  non corrisposto, ed ha criticato l’Organizzazione Mondiale del Commercio per permettere l’ingresso di Stati che “non seguono le norme dell’istituzione”.
«Da oggi in avanti competeremo in forma giusta ed uguale», ha avvertito.
E in una delle frasi che ha lasciato il sapore peggiore, ha indicato: «Già non lasceremo più che si approfittino degli Stati Uniti».
In marcato contrasto con Trump, Xi Jinping  si è pronunciato per il libero commercio, la multilateralità e l’integrazione.
Il dignitario cinese ha definito la globalizzazione come «una tendenza storica irreversibile», ed ha indicato che i benefici di questo processo devono essere «più aperti, inclusivi ed equilibrati» ed ha segnalato la volontà di Pechino di contribuire a questo obiettivo.
«Le nazioni meno sviluppate riceveranno benefici dalla crescita economica della Cina», ha promesso.
Poi ha chiamato le altre economie della APEC (Australia, Brunéi, Canada, Cile, Corea del Sud, Stati Uniti, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Papua, Nuova Guinea, Perù, Russia, Singapore, Taiwan, Tailandia e Vietnam) a preservare il multilateralismo mediante la cooperazione e una stretta  associazione.
«Con economie aperte tutti possono trarre profitto, mentre l’isolamento lascia indietro gli altri», ha detto.
Il mandatario ha commentato che come seconda maggior economia del mondo e uno dei principali fomentatori della crescita globale, la Cina è cosciente delle sue responsabilità, ed ha sostenuto che le manterrà.
In uno dei suoi frequenti messaggi nelle reti sociali, Trump ha scritto del suo attuale giro in Asia: «Durante i miei viaggi ho avuto il piacere di condividere buone notizie dall’America. Ho avuto l’onore di condividere la nostra visione di un Indo -Pacifico libero e aperto, dove nazioni sovrane e indipendenti, con diverse culture e molti sogni differenti possono tutte prosperare, una a lato dell’altra.
Affermazioni che sarebbero state davvero belle se il suo discorso nel Vertice della APEC avesse avuto qualcosa in comune con quello del presidente cinese
( Traduzione GM– Granma Int.)