ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Il dottor Gerardo Ceballos, investigatore dell’Istituto d’Ecologia dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), ha lanciato questo avviso definendo il muro « la prima barriera artificiale che dividerà in due un continente».
«La regione della frontiera a nord è una zona ecologica molto diversa e la costruzione di un muro rappresenta una minaccia per queste specie,  anche se alcune sono più vulnerabili di altre per via della grandezza della popolazione», ha indicato.
«Il problema del muro in relazione  alle specie ha a che vedere con la frammentazione del habitat  delle popolazioni  e le rende più vulnerabili a fenomeni e catastrofi naturali, con la mancanza di alimenti, il cambio climatico ed anche le attività umane come la caccia», ha detto in un’intervista per il Foro Consultivo Scientifico e Tecnologico.
«Inoltre, impedendo i movimenti migratori delle specie si perderebbe la variabilità genetica, perche si genererebbero problemi di endogamia», ha aggiunto.
«Le specie diventerebbero più vulnerabili di fronte ai rischi ambientali come incendi, inondazioni e altri fenomeni naturali», ha spiegato l’investigatore del Dipartimento di Ecologia e Conservazione della fauna silvestre, parlando con il quotidiano La Jornada.
Delle 800 specie vulnerabili, 180 sono in pericolo d’estinzione e tra queste il giaguaro, il berrendo,  i castori e i piccoli cani della prateria.
«Il Servizio di Pesca e Fauna Silvestre degli Stati Uniti ha confermato che tutte queste specie correranno il pericolo d’estinzione se si costruirà la barriera, dato che le popolazioni che esistono si sono sviluppate in Arizona, ma provengono dal Messico», ha informato ancora, sottolineando che  è stato registrato il terzo giaguaro negli Stati Uniti, che « è un animale che proviene dal nostro paese», ha detto lo specialista in Ecologia e Conservazione delle specie in pericolo d’estinzione.  ( Traduzione GM - Granma Int.)