
Il cantautore cubano Pablo Milanés ha denunciato d’aver sofferto molestie da parte della polizia dopo il suo arrivo nella città cilena di Concepción, per offrire concerti in occasione dei festeggiamenti per i suoi 50 anni di carriera.
“Quando vengo a cantare per il popolo, la polizia mi obbliga a identificarmi come fossi un delinquente”. ha detto Milanés nel mezzo del concerto di venerdì 1º aprile e in un video diffuso racconta quel che è successo e denuncia le molestie della polizia.
Milanés ha protestato per essere stato controllato sia nell’aeroporto di Santiago come al suo arrivo in questa città del sud, dal Dipartimento per Stranieri della Polizia Investigativa del Cile (PDI).
“Non lo ammetto, è inammissibile non solo per me, ma per qualsiasi cittadino”, ha aggiunto il musicista che è tornato a Concepción 18 anni dopo la sua ultima visita per realizzare un giro di concerti per i 50 anni della sua carriera.
“Se avessi voluto venire come un clandestino, venivo con il MIR – Movimento della Sinistra Rivoluzionaria- ha affermato, ed ha aggiunto in una dichiarazione a La Cooperativa: “Se questo lo fanno a tutti gli artisti, mi spiace per quelli che lo ammettono. È inammissibile qui in Cile e se è una legge, se è una forma, si deve eliminare”.
Il cantautore ha fatto un richiamo al Governo perchè ritiri la legge che permette il controllo dell’identità, perché a suo parere: “È assolutamente ingiusto e irrispettoso con gli artisti che vengono a cantare per questo popolo”. (Info EFE /Traduzione GM – Granma Int.)





