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Le autorità sanitarie della Sierra Leone hanno reso noto di aver posto in quarantena quasi 700 persone per impedire una nuova diffusione dell’epidemia dell’ebola, a seguito della morte di un’adolescente di 16 anni.

La ragazza è morta domenica in una zona periferica rurale della città di Makeni, nella provincia settentrionale di Bombali, dove da sei mesi non si registravano casi della febbre emorragica.

Amadu Thullah, portavoce del centro di risposta locale contro l’ebola, ha annunciato che oltre 680 abitanti del villaggio di Robureh staranno in quarantena per 21 giorni.

Tra le persone sottoposte alla misura sanitaria, ci sono i genitori della ragazza morta e i suoi compagni di classe che non hanno mostrato segni o sintomi della malattia, ha precisato il portavoce del ministero della Salute, Seray Turay.

Questo nuovo caso non ha nessuna relazione con il focolaio situato nella vicina provincia di Kambia, dove a fine di agosto è morta una donna di 67 anni nel villaggio di Sella Kafta, sottoposto da allora alla quarantena.

Secondo il Centro Nazionale per la Lotta all’Ebola (NERC), in questo momento, ci sono 1.524 persone in quarantena tra le province di Kambia e Bombali.

L’epidemia di ebola in Africa Occidentale ha avuto inizio nel dicembre 2013 al sud della Guinea, con un bilancio di oltre 11.300 morti su 28.000 casi, ha indicato un bilancio dell’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS).