ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

PANAMA - Il presidente Raúl Castro ha affermato sabato 11, che Cuba è andata al VII Vertice delle Americhe a compiere il mandato di Martí con la libertà conquistata con le nostre stesse mani.

Ha ringraziato la solidarietà di tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi che hanno reso possibile che Cuba partecipasse su una base d’uguaglianza a questo Forum emisferico e il Presidente della Repubblica di Panamá per l’invito e per i minuti concessi, perchè tanti anni d’assenza da questi incontri hanno giustificato che si estendesse un poco più del tempo stabilito per parlare.

Nei giorni 2 e 3 dicembre del 2001 si creò la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi a Caracas, e s’inaugurò una nuova tappa della storia di Nuestra America, che stabilì il suo ben guadagnato diritto di vivere in pace e svilupparsi come decidono liberamente i suoi popoli e tracciò per il futuro un cammino di sviluppo e integrazione basati nella cooperazione, la solidarietà e la volontà comune di preservare l’indipendenza, la sovranità e l’identità.

Nel 1800, si pensò di aggregare Cuba all’Unione del nord, come limite sud del suo esteso impero. Nel XIX secolo sorso la Dottrina del Destino Manifesto, con il proposito di dominare le Americhe e il mondo e l’idea della Frutta matura, per una gravitazione inevitabile di Cuba verso l’Unione nordamericana che disdegnava la crescita e lo sviluppo di un pensiero proprio ed emancipatore.

Raúl ha affermato che poi con le guerre, le conquiste e gli interventi questa forza espansionista ed egemonica ha spogliato i territori di Nuestra America e si è estesa sino al rio Bravo.

Dopo lunghe lotte che si frustrarono, José Martí organizzò la “guerra necessaria” e creò il Partito Rivoluzionario Cubano per condurla a fondare una Repubblica “con tutti e per il bene di tutti”, che si propose di raggiungere la dignità piena dell’uomo.

Definendo con certezza e anticipo le orme della sua epoca, Martí si dedica al dovere d’impedire a tempo con l’indipendenza di Cuba che gli Stati Uniti si estendano per le Antille e ricadano con questa ulteriore forza sulle nostre terre d’America”.

Nuestra América era per lui quella del cubano,dell’indio, del negro e del mulatto, l’America meticcia e lavoratrice che doveva fare causa comune con gli oppressi e i saccheggiati.

Ora, al di là della geografia, questo è un ideale che comincia a diventare una realtà, ha detto Raúl, aggiungendo che 117 anni fa l’11 aprile del 1898, l’allora presidente degli USA chiese al Congresso l’autorizzazione per intervenire militarmente nella guerra d’indipendenza già vinta con fiumi di sangue cubano e questi scrisse la sua ingannatrice Risoluzione Congiunta, che riconosce l’indipendenza dell’isola di fatto e di diritto.

Entrarono come alleati e s’impadronirono del paese come occupanti.

A Cuba fu imposta come un’appendice della sua Costituzione l’Emendamento Platt, che la spogliò della sovranità e che autorizzava il poderoso vicino ad intervenire nei temi interni e diede origine alla Base Navale di Guantánamo, che usurpa ancora parte del nostro territorio. In quel periodo s’incrementò l’invasione del capitale del nord e ci furono due interventi militari e l’appoggio a crudeli dittature.

Il 1º gennaio del 1959, 60 anni dopo l’entrata dei soldati nordamericani a L’ Avana, trionfò la Rivoluzione cubana e l’Esercito Ribelle comandato da Fidel Castro Ruz giunse nella capitale.

Il 6 aprile del 1960, un anno dopo il trionfo della Rivoluzione, il vice segretario di Stato Léster Mallory scrisse in un perverso memorandum reso pubblico decine di anni dopo che: “La maggioranza dei cubani appoggia Castro. Non c’è un’opposizione politica effettiva. L’unico mezzo prevedibile per costruire un appoggio interno è attraverso la delusione e la frustrazione basate nell’insoddisfazione e le penurie economiche (..) debilitare la vita economica (... ) privare Cuba di denaro e rifornimenti con il fine di ridurre i salari nominali e reali, provocare fame, disperazione a la caduta del governo”,. ha citato iI Generale Raúl.

Inoltre ha riferito che i cubani hanno sopportato grandi penurie. Il 77% della popolazione cubana è nato con i rigori imposti dal blocco, ma le nostre convinzioni patriottiche prevalgono sull’aggressione, aumentano la resistenza ed hanno accelerato il processo rivoluzionario. Siamo qui a fronte alta e con la dignità intatta.

Quando avevamo già proclamato il socialismo e il popolo cubano aveva combattuto a Playa Girón per difenderlo, il Presidente Kennedy fu assassinato precisamente nel momento in cui il leader della Rivoluzione cubana Fidel Castro riceva un messaggio suo cercando d’iniziare il dialogo, ha ricordato ancora.

In un altro momento del suo discorso, il Generale d’Esercito ha affermato, come ha espresso e reiterato al presidente Obama, la disposizione di Cuba al dialogo rispettoso e alla convivenza civile tra i due Stati, con le nostre profonde differenze, ed ha considerato che il Presidente Obama è un uomo onesto che crede che la sua forma d’essere obbedisca alla sua origine umile. Però rendere normali le relazioni e una cosa e il blocco è un’altra.

Raúl ha apprezzato come un passo positivo la sua recente dichiarazione che si deciderà rapidamente sulla presenza di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo, in cui non avrebbe mai dovuto stare assolutamente.

Sino ad oggi il blocco economico, commerciale e finanziario si applica in tutta la sua intensità contro l’Isola, provoca danni e carenze al popolo ed è l’ostacolo essenziale allo sviluppo della nostra economia.

Costituisce una violazione del diritto internazionale e la sua estensione extra territoriale danneggia gli interessi degli altri Stati, ha sottolineato.

Noi continueremo nell’impegno del processo d’attualizzazione del modello economico cubano, con l’obiettivo di perfezionare il nostro socialismo, avanzare verso lo sviluppo e consolidare le conquiste di una Rivoluzione che si è proposta di conquistare tutta la giustizia.

Raúl ha ratificato che il Venezuela non è nè può essere una minaccia alla sicurezza nazionale di una super potenza come gli USA ed ha definito “positivo” che il presidente nordamericano lo abbia riconosciuto.

Cuba continuerà a difendere le idee per le quali il nostro popolo ha fato i maggiori sacrifici ed ha corso rischi e lottato assieme ai poveri, i malati senza assistenza medica, i disoccupati, i bambini e le bambine abbandonati alla loro sorte, obbligati a lavorare o a prostituirsi, gli affamati, i discriminati, gli oppressi e gli sfruttati, che sono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Raúl ha fatto un riferimento al fatto che la speculazione che finanzia i privilegi di Bretton Woods e che la rimozione unilaterale della convertibilità in oro del dollaro sono sempre più asfissianti. Necessitiamo un sistema finanziario trasparenet ed equo, ha detto ancora.

Non si può accettare che meno di una decina di empori soprattutto nordamericani determinino quello che si legge, che si vede e che si ascolta nel pianeta.

Internet deve avere una governabilità internazionale democratica e partecipativa, soprattutto nella generazione dei contenuti.

Raúl ha accennato ad una favola di Esopo e ha detto che Internet serve per il meglio ma anche per il peggio.

La militarizzazione del ciber spazio è inaccettabile come l’uso segreto e illegale dei sistemi informatici per aggredire altri Stati. Non lasceremo che ci accechino o ci colonizzino di nuovo.

Per concludere ha detto che le relazioni emisferiche devono cambiare profondamente, in particolare negli ambiti politico economico e culturale, per far sì che siano basate nel diritto internazionale, nell’esercizio della autodeterminazione e l’uguaglianza sovrana e si centrino nello sviluppo di vincoli reciprocamente positivi e nella cooperazione, per servire gli interessi di tutte le nostre nazioni e gli obiettivi che si proclamano.

Raul ha ricordato che l’approvazione nel gennaio del 2014, nel 2º Vertice della CELAC a L’Avana della proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace è stata un apporto trascendentale in questo ambito marcando l’ unità latinoamericana e caraibica nelle sua diversità.

Il presidente cubano ha sostenuto che si deve rispettare, come dice il Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, il diritto inalienabile di ogni Stato di eleggere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale, come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica tra le nazioni ed ha concluso dicendo che “Grazie a Fidel e all’eroico popolo cubano, siamo venuti a questo Vertice a compiere il mandato di Martí, con la libertà conquistata con le nostre stesse mani, orgogliosi di questa America, per servirla e onorarla ,... con la determinazione e la capacità di contribuire a che la si stimi per i suoi meriti e la si rispetti per suoi sacrifici. (Traduzione GM – Granma Int.)