Questi appuntamenti sono stati concepiti dai governi degli USA, che li hanno messi nelle mani della OSA. Il primo si svolse il 9 e 10 dicembre del 1994 a Miami.
Secondo il Times anche se L’Avana ha dato il benvenuto ad un avvicinamento bilaterale, sembra decisa ad avanzare con cautela ed ha mille ragioni e le avanzano i motivi che impone la storia tra le due nazioni e soprattutto quella degli ultimi 55 anni.
Il cambio di politica annunciato da Obama ha rinnovato le speranze dei cubani nel futuro, si legge, ma il loro compimento dipenderà dal governo dell’Isola...
Per il momento, dice l’editoriale, quel che ha detto Obama sul disgelo con Cuba rende difficile ai suoi dirigenti incolpare gli Stati Uniti dei problemi economici e del loro isolamento, una vecchia tesi che equivale a insinuare che Washington non è obbligata a rettificare il suo comportamento, ma Cuba sì.
E le 20 risoluzioni dell’Assemblea Generale della ONU che, un anno dopo l’altro, dal 1993 hanno condannato il blocco economico, commerciale e finanziario imposto all’Isola, provocando più di un bilione di dollari di perdite ?
La pubblicazione enumera quel che chiama “passi avanti promettenti” sullo stile delle riunioni tra funzionari ed esecutivi statunitensi con le autorità de L’Avana.
Il giornale assicura che vari dissidenti si trovano a Panama per partecipare agli incontri parelleli e che alcuni sono affini al terrorista continentale Luis Posada Carriles, uno degli autori del sabotaggio di un aereo civile cubano, nel quale persero la vita 73 persone.
Il The New York Times termina la nota insistendo che i leades della regione non devono “ignorare i dissidenti cubani”.
Il "dissidente" Antúnez con Félix Rodríguez Mendiguitía, terrorista e assassino del Che, è stato protagonista di una provocazione contro Cuba a Panama.
Il TNYT scrive anche che L’Avana dovrà riconoscere che “molte delle aspirazioni dei dissidenti sono condivise dalla maggioranza dei cubani” (sic!).
Questi incredibili liberatori sono noti per le loro liti sulla ripartizione del denaro... forse il Times soffre ora di una nuova malattia: la “dissidentologia” e diviene un volgare difensore di gente sino ad oggi presentata come “indipendenti” nelle sue pagine.
Uno dei giornali più importanti degli USA si accorda con gruppi di persone finanziate senza il minimo pudore da Washington.
Settimane fa aveva assunto una posizione decente a proposito delle relazioni cubano – statunitensi, difendendo la sua immagine liberale, ma ora retrocede e si somma a chi rappresenta a Panama le acque di fogna del VII Vertice delle Americhe . (Cubasì/ Traduzione GM - Granma Int.)





