ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Montevideo: L’ex presidente dell’Uruguay José Mujica (2010-2015), che durante il suo governo ha accolto nel paese come rifugiati sei ex reclusi del carcere di Guantánamo (Cuba), ha affermato che gli Stati Uniti devono inventare la forma d’aiutare questi ex detenuti economicamente, perchè sono responsabili delle loro situazioni.

“ Noi abbiamo fatto un gesto umanitario e aperto, ma non possiamo dare quello che non diamo agli uruguaiani, questa è la questione. Ci sono limiti. Va precisato che sono gli Stati Uniti che devono apportare maggiormente, perchè hanno responsabilità e risorse”, ha dichiarato Mujica in un’intervista data a Canal 10.

Uno degli uomini accolti in Uruguay, Abu Wael Dhiab, un siriano di 43 anni, con il suo compatriota Ali Al-Shaaban, anche lui rifugiato in Uruguay, ha reclamato di recente un maggior appoggio economico da parte del Governo del paese sudamericano, per poter mantenere la propria casa, trarre la sua famiglia dalla Siria, cominciare un lavoro e vivere con dignità.

In opinione di Mujica, "Se necessitano un maggior aiuto economico, in qualche modo sono gli Stati Uniti che devono inventare la forma, perchè sono i responsabili”.

"La gente di Guantánamo che è venuta qui è distrutta. La loro origine sociale è evidentemente della classe media ed hanno sofferto una vera ecatombe", ha aggiunto.

L’arrivo di sei uomini contro i quali non sono mai state presentate accuse, considerati “a basso rischio”, è avvenuto nel dicembre scorso ed ha risposto ad un impegno preso da Mujica con il suo omologo Barack Obama, di collaborare al programma di chiusura di Guantánamo, una prigione per presunti accusati di terrorismo, situata nella base navale che gli Stati Uniti occupano in territorio cubano.

“Abbiamo offerto la nostra ospitalità a sei esseri umani che soffrono un atroce sequestro a Guantánamo. La ragione è indiscutibilmente umanitaria”, aveva dichiarato Pepe Mujica due giorni prima dell’arrivo dei rifugiati: quattro siriani, un tunisino e un palestinese, fatto duramente criticato dall’opposizione nel suo paese.

Il 23 marzo il ministro degli Esteri uruguaiano, Rodolfo Nin Novoa, ha detto che è definitivo che il paese non accoglierà più prigionieri del carcere statunitense nella stessa giornata in cui Abu Wael Dhiab ha parlato della possibilità di fare uno sciopero della fame davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, come reclamo per i 12 anni d’ingiusta reclusione senza accuse.

Mujica ha commentato che questo tipo di protesta può pregiudicare coloro che sono ancora reclusi.

“Le vedo come individualiste queste proteste che terminano danneggiando coloro che sono sempre prigionieri”, ha commentato.

(Traduzione GM - Granma Int)