Tel Aviv - Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha sferrato un colpo mortale alla soluzione negoziata del conflitto palestinese con una dichiarazione che circola, secondo la quale lui nega l’intenzione di terminare l’occupazione della Palestina.

La comunicazione afferma che non ci sarà ritirata nè concessione e sostiene che “qualsiasi territorio che consegneremo sarà occupato da estremisti islamismi”.
Israele è l’unico paese levantino nel quale non si registrano attività dei gruppi islamisti estremi e in particolare dello Stato Islamico che occupa zone in Iraq e in Siria, ed ha frange in Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Yemen e negli Stati del Sahel, i paesi che confinano con il sud del Sahara.
La smentita viene dopo la pubblicazione nei media israeliani di note nelle quali si sostiene che sei anni fa il primo ministro aveva negoziato in segreto una soluzione pacifica al conflitto, basata nel principio di pace per terra, d’accettazione universale, inclusi gli Stati Uniti, principali alleati di Tel Aviv.
Netanyahu è immerso in una campagna di proselitismo per le elezioni anticipate della prossima settimana ed esistono sospetti che le note apparse nella stampa sono state filtrate da settori estremisti della coalizione Likud, più a destra persino del primo ministro.
Il capo del governo ha convocato le elezioni dopo l’allontamento della ministra di Giustizia Tzipora Livni e di quello alle Finanze Yair Lapid, per la loro opposizione sistematica alla sua politica e soprattutto per l’intenzione di dichiarare il paese “Stato Ebreo”, impugnata dal presidente israeliano, Reuven Rivlin, anche lui membro della coalizione Likud.
In un piano più ampio, la dichiarazione di fede di Netanyahu mette in evidenza la futilità del reinizio delle conversazioni di pace con i palestinesi del luglio del 2013, patrocinate dal segretario di Stato nordamericano, John Kerry e chiuse nell’estate boreale dell’anno scorso per mancanza d volontà nei negoziati della parte israeliana.
Netanyahu usa il pretesto della presenza di membri di Hamas nel gabinetto d’unità palestinese formato nel giugno scorso, per ritirarsi dalle conversazioni.
I palestinesi hanno denunciato la continua espansione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme, che viola gli accordi precedenti per iniziare di nuovo le conversazioni.
La campagna elettorale israeliana è al suo apogeo e i sondaggi mostrano una parità tecnica tra il Likud e il suo principale oppositore, l’Unione Sionista Yitzhak Herzog, appoggiata dal gruppo Hatnua (Il Movimento ebreo) diretto da Tzipora Livni. ( Traduzione GM – Granma Int.)





