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La cubana María Caridad Colón è stata la prima latinoamericana vincitrice d’una medaglia d’Oro nei Giochi Olimpici. Photo: Ricardo López

Tutto il mondo ellenico dei Giochi Olimpici volò con l’idea ripristinatrice di Pierre de Coubertin, come se questi, con una macchina del tempo, potesse attraversare 15 secoli per installarsi nell’era moderna, portando con sè alcune pratiche del lontano passato.

Una era quella che impediva alle donne di partecipare al festa dello sport, anche se nella nuova epoca ebbero più fortuna che nell’antichità.

Allora non potevano partecipare alla competizione quadriennale nemmeno come spettatrici, ma dato che ogni regola ha le sue eccezioni, anche la storia le raccoglie. Pausania, storiografo e geografo, racconta che la legge castigava tutte le done che infrangevano quela proibizione lanciandole dal monte Tipeo, vicino ad Atene.

Solo una,la grande sacerdotessa di Detemer, la dea dell’ agricoltura, protettrice del matrimonio e della legge sacra nella mitologia greca, aveva il permesso d’entrare. Un’altra donna che entrò fu Ferenice, che non era pitonessa e quindi non dirigeva i culti di nessuna dea.

Lei entrò vestita da uomo e si situò nel luogo destinato agli allenatori per veder gareggiare suo figlio, ma quando questi vinse si mise a correre perdendo i vestiti nel cammino e facendo scoprire la sua identità. Ferenice era figlia, madre e sorella di vincitori in quelle gare e in considerazione di questa famiglia di campioni, i giudici stabilirono un indulto.

Altri storiografi raccontano lo stesso finale, ma dicono che lei si vestì da uomo per gareggiare e vinse, ma la tunica che le cadde la denunciò, per cui partendo da quell’incidente i partecipanti cominciarono a gareggiare nudi. Comunque la coraggiosa Ferenice è il antecedente più remoto della participazione femminile nelle Olimpiadi.

Anche se le donne non potevano partecipare, ci fu una campionessa olimpica, perché secondo lo stesso Pausania, nella sua opera /La descrizione della Grecia nelle competizioni equestri/ non si nominava vincitore il cavaliere, ma il padrone o la padrona del cavallo. Nella 96ª e 97ª edizione (396 a.C. e 392 a.C), la principessa Kyniska di Sparta, proprietaria di cavalli, vinse la gara delle quadrighe.

Anche se nelle prime Olimpiadi dell’era moderna ad Atene – 1896, nessuna donna ebbe la possibilità d’aspirare alla gloria, già nella seconda versione di Parigi-1900, parteciparono 22 donne, nel golf e nel tennis, sport nel quale l’inglese Charlotte Cooper fu la prima vincitrice olimpica di questa era.

Nessuna donna aveva mai acceso la fiaccola olimpica sino a Messico – 1968, prima dell’atleta di questo paese, Enriqueta Basilio. Alice Maria Coachman fu la prima afroamericana che conquistò un trofeo olimpico, competendo per gli Stati Uniti, nei Giochi di Londra-1948, e la cubana María Caridad Colón fu la prima latinoamericana a vincere l’oro nel lancio del giavellotto nelle Olimpiadi di Mosca 1980 Oggi le donne sono una bella realtà nei Giochi Olimpici e da Atene 2004 hanno superato il 40% del totale degli atleti in gara.

A Río de Janeiro hanno raggiunto il 45 %. A Londra-2012 per la prima volta tutte le nazioni hanno iscritto le atlete nelle loro delegazioni. Anche i paesi musulmani partecipano con le loro squadre dal 2012.

Tokio-2020 si adatta ed ogni delegazione potrà contare con due portabandiera: un uomo e una donna. Le donne cubane, in solamente 13 delle 29 edizioni realizzate hanno conquistato 49 medaglie: 13 d’oro, 16 d’argento e 20 di bronzo Vanno riconosciuti a loro grandi successi, come le tre vincite delle medaglie, d’oro consecutive della squadra di pallavolo nei Giochi dal 1992 sino al 2000.

In quest’epoca preziosa tessuta dal professor Ronaldo Veitía, lo sport che ha ottenuto più medaglie è lo yudo, con 5 d’oro, dieci d’argento e dieci di bronzo. ATokio-2020, judoca e atlete hanno le maggiori possibilità di riappropriarsi di questo glorioso passato. ( GM – Granma Int.)