OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Mesa Redonda. Fidel parla nella Mesa Redonda del tema dell’elettricità e del cambio nel suo pagamento Pubblicata: 24/11/2005, G.I. 04/12/2005 Fid16235 Foto: Ricardo López Hevia

Il Comandante in Capo, 25 anni fa, in piena attività creativa, concepì uno spazio televisivo  per analizzare l’attualità nazionale e internazionale come parte della sua preoccupazione permanente per l’educazione e la formazione integrale dei cubani, non partendo mai da dogmi o capricci, ma da analisi precise e convinzioni sempre basate nella verità.

Fidel era il massimo esempio di leader che comunicava con il suo popolo, e concepiva i mezzi e le forme per farlo in maniera che l’informazione giungesse a tutti, perchè potessero essere parte di questa. E così ideò e portò avanti il progetto della televisione nei municipi.

La maggioranza delle sue idee e dei suoi obiettivi in materia di comunicazione furono esposti da lui nei Plenum e nei Congressi dei giornalisti, scenari nei quali costantemente  «ci provocava» a opinare, ad apportare.

Molte volte esercitò lui stesso il giornalismo con una conoscenza che andava al di là delle domande che faceva e approfondiva ogni tema che, secondo lui non era stato chiarito a sufficienza.

Molti siamo testimoni di come seguiva i problemi discussi nella Mesa Redonda, e dibatteva con gli specialisti quando voleva conoscere di più o meglio un particolare del tema in questione.

 In un’occasione, altermine di un programa ch etrattava ilMediooriente ci aspettò alla porta dell’ascensore che portva allo studio da dove si trasmetteva la Mesa Redonda. Salutò gli specialisti –nel caso Randy, Dimas, Dufflar ed io–, pose la mano sulle spalle di tuti noi, ci «valutò» e stabilì un dibattito su quello che succedeva in Libia, vittima dell’aggressione degli Stati Uniti.

Lì, in piedi, in un dialogo animato, partecipammo per più di un’ora a una classe magistrale su una problematica  che oggi, quasi due decenni dopo, si è mantenuta come allora e, anzi, si è deteriorata con oppressioni estreme come il genocidio israeliano in Gaza o l’irruzione lampo di gruppi militari oppositori in suolo siriano, sino ad occupare Damasco e forzare l’abbandono del potere del presidente di questa nazione araba.

Dal genio di Fidel, come educatore e comunicatore, nacque la Mesa Redonda, con la battaglia per il ritorno del bambino Elián González, letteralmente sequestrato in Miami dalla mafia cubano-americana, mentre suo padre, in Cuba, reclamava il piccolo, dopo la morte della madre di Elián nel pericoloso transito marittimo, stimolato dagli Stati Uniti.

La Mesa Redonda, come le tribune aperte, ugualmente concepite da Fidel –nelle quali il popolo difendeva una causa giusta –, diventarono immediatamente poderose armi di combattimento e sfida all’impero che odia.

Come non segnalare il ruolo, no solo comunicativo, ma di partecipazione popolare, disimpegnato dalla Mesa Redonda negli anni nei quali i Cinque Eroi erano ingiustamente reclusi negli Stati Uniti?

Si stabilì come il programma informativo e d’analisi che dalla televisione e con gli orientamenti di Fidel guidò la battaglia comunicazionale per ottenere prima il ritorno del bambino Elián González, e poi la liberazione e il ritorno in Patria di Gerardo, René, Tony, Ramón e Fernando, I Cinque, come il popolo e il mondo li conoscevano per la loro condotta, fermezza e fedeltà alla Rivoluzione che proteggevano.

Della Mesa Redonda ho il ricordo indelebile delle frequenti visite del Comandante in Capo nel luogo dove preparavamo l’emissione.

Sono sicuro che è così per la maggioranza di noi che ci siamo seduti qualche volta davanti alle telecamere di questo set televisivo.

Celebrando questi due decenni e mezzo, celebriamo Fidel, la sua vocazione per informare e promuovere l’analisi basata nella verità, in un modo sempre semplice, ma profondo, per far sì che tutti i temi fossero sottoposti a dibattito e alla critica opportuna.